Il nostro amico Victor

19/02/2015 di Redazione
Il nostro amico Victor

Abbiamo conosciuto Victor dopo un mese e mezzo di Servizio Civile, quando andammo al capo Rom di via Ficucella, a Maddaloni, per distribuire gli indumenti usati raccolti dall'associazione. Molti di noi non erano mai stati prima di allora in un campo e nessuno sapeva che loro, gli 'zingari' vivevano a quattro passi da noi. L'accoglienza che ci riservarono fu familiare e festosa assai prima che gli dicessimo che eravamo andati lì per donare loro gli indumenti. Quando Stefano, uno dei genitori dell'associazione, consegnò gli scatoloni al capo del campo, Ricardo, si vide consegnare in cambio un enorme sacco di patate raccolte col loro lavoro di braccianti stagionali nelle nostre campagne. E' stata la prima e l'ultima volta che, durante le nostre distribuzioni di indumenti, qualcuno ha scambiato con noi un dono come segno d'amicizia.  Mentre gli adulti parlavano, noi ragazzi abbiamo fatto amicizia e Victor ci ha raccontato della sua vita, delle sue passioni e del suo brutto incidente del gennaio 2014 quando un ubriaco lo accoltellò e ridusse in fin di vita. Invitammo Victor a venirci a trovare in associazione perché era forte, sia da parte nostra che da parte sua, il desiderio di conoscerci meglio scoprendo che, più ciò accadeva, più nascevano cose in comune tra noi. Da allora gli incontri con Victor ma anche con altri ragazzi del campo sono diventati un'abitudine e lui partecipa attivamente ai focus del gruppo giovanile. Lo abbiamo scelto come nostro rappresentante nella consulta cittadina della gioventù perché condivide le nostre idee e le rappresenta con determinazione e dolcezza. Qualche giorno fa abbiamo temuto di nuovo per la sua salute: oltre alla esportazione della milza, l'aggressione che subì gli ha anche creato una sofferenza renale che potrebbe portarlo alla dialisi e poi al trapianto. Fortunatamente anche questa volta l'ha scampata e il tutto si è risolto con un po' di spavento, qualche giorno di ricovero e varie ramanzine degli infermieri che cercavano invano di contenere le visite in ospedale dell'esuberante gruppo giovanile al completo! Che altro dire? Tra le tante esperienze avute in quest'anno di servizio civile, questa è una delle più belle: aver conosciuto, in una realtà così apparentemente diversa un ragazzo come noi, un amico, un vero volontario.

Percorsi di legalità
Nel corso di quest'anno, nei gruppi, allo sportello di ascolto-advocacy e nei percorsi che l'associazione realizza col Ministero di Grazia e Giustizia, abbiamo sperimentato una conoscenza a trecentosessanta gradi 'dell'altra parte della barricata' e abbiamo scoperto che diffondere la cultura della legalità è una lotta da praticare senza tregua. Abbiamo anche imparato che, se da una parte, colui che commette reati non è un extraterrestre, dall'altra parte, con le chiacchiere non si cambia la testa della gente. Molti dei ragazzi che frequentano la nostra associazione provengono da quartieri ad alto tasso di criminalità o hanno familiari con esperienze di detenzione. Qualcuno viene da noi perché affidato dal tribunale dei minori.  Da un po' c'è M., ora diciannovenne, che a sedici anni ferì gravemente un suo coetaneo. Noi di Servizio Civile affianchiamo il tutor adulto nel percorso e M. è stato inserito anche nei focus giovanili. M. è una persona lontanissima dall'immagine comune del delinquente e, dopo un periodo di parziale accettazione, è stato accolto da tutti i ragazzi per il suo carattere socievole. Così abbiamo cominciato a chiederci dove fosse o dove fosse finita quella rabbia feroce che lo spinse solo tre anni fa a commettere quell'atto violento. Di violenza in M. non ne abbiamo vista mai ma più volte abbiamo intravisto la sua paura di essere annientato, di non essere considerato 'uomo', di essere visto in tutta la sua debolezza. Ne abbiamo discusso col nostro OLP che ci ha ricordato la frase pronunciata in un focus da un testimonial di legalità ex detenuto: <<Più hai paura più puoi sbagliare. La camorra prende la tua paura, le mette una pistola in mano e ti fa sentire uomo ma non è vero: io in carcere ci sono stato e là i capi, di notte, piangono come bambini>>. Il nostro lavoro da allora è diventato sostituire insieme al gruppo la paura con l'appartenenza prima che arrivi la camorra a prendersi anche M.  

Focus group sono buoni e non fanno ingrassare
Nonostante tutte e tre fossimo già volontarie di CDS AMA, prima di iniziare il Servizio Civile non avevamo avuto una esperienza approfondita dei circle time dell'AMA avendoli condivisi col gruppo adulti. Con la nostra presenza di volontarie di Servizio Civile e il progressivo aumentare del numero dei giovani in sede, un focus settimanale, quello del martedì, è stato dedicato solo al gruppo giovanile. E' uno spazio che, man mano, abbiamo imparato a gestire autonomamente e dove il ruolo dei facilitatori adulti si è limitato ben presto a quello di osservazione non partecipante. La risorsa dei focus group è stata importante per il nostro percorso formativo di Servizio Civile ma anche di consapevolezza interiore e di costruzione della nostra coscienza di cittadine attive. E' lì che abbiamo imparato a confrontarci, accogliere le idee degli altri come ricchezza comune, a condividere gli spazi fisici e temporali, a considerarci veramente gruppo prendendoci cura anche delle rispettive nostre fragilità. Lì non siamo state più percepite come il sottogruppo delle 'civiliste', come qualcuno ci chiamava, ma ci siamo sperimentate come volontarie con una marcia in più: quella del dovere-piacere di portare in porto la 'barca' del gruppo giovanile, con un'identità sempre più chiara rispetto agli adulti dell'associazione e con un'autonomia conquistata nel fare le cose.  Nei focus non si parla solo di volontariato e, soprattutto, non si organizzano le azioni perché per questo ci sono le riunioni. Piuttosto ci si autosostiene senza cedere a nessuno l'identità individuale e si costruiscono le forze per funzionare bene 'fuori'. Nei focus sono nate le nostre idee più 'toste', ai focus spesso si arriva affamati e con la voglia di buttare nel cestino vuoto (che simbolicamente mettiamo sempre al centro) la rabbia o il desiderio che abbiamo tenuto nel cuore per una settimana sapendo che da lì qualcuno li prenderà e ne avrà cura. I focus hanno consolidato il gruppo giovanile più di cento riunioni anche se i momenti duri non mancano e ci si concede anche di esprimere con passione le proprie idee. Concludendo, l'esperienza del focus group nutre l'anima del volontario e del gruppo e non fa nemmeno ingrassare.