Istat: sempre più profondo il divario tra Nord e Sud

12/02/2015 di Redazione
Istat: sempre più profondo il divario tra Nord e Sud

L'ultima rilevazione Istat ha evidenziato ancora una volta il divario che separa la porzione centro-nord della nostra penisola dal Meridione. Nel 2013 il Pil pro capite ammontava a 33,5 mila euro nel Nord-ovest, a 31,4 mila euro nel Nord-est e a 29,4 mila euro nel Centro. Nel Sud la cifra scendeva drammaticamente a 17,2 mila euro. L'istituto statistico a riguardo afferma:  "presenta un differenziale negativo molto ampio. Il suo livello è inferiore del 45,8% a quello del Centro-Nord". Una forbice, quindi, che non fa che allargarsi, esacerbando le differenze socioeconomiche nella Penisola. Lo studio ha peraltro rilevato, rispetto al 2011, una riduzione complessiva del Pil in tutte regioni italiane, con la sola eccezione di Bolzano e della Campania. Ed è proprio Bolzano in testa alla classifica con un Pil pro capite pari a 39,8 mila euro, seguito da Valle d'Aosta, con 36,8 mila euro, e Lombardia, con 36,3 mila euro. L'Abruzzo è la prima tra le regioni del Mezzogiorno, con 23 mila euro, un livello paragonabile alle regioni del Centro. Le spese medie di un abitante del Centro-Nord ammontavano nel 2013 a 18,3 mila euro annui, mentre al Sud arrivavano a 12,5 mila euro. Le regioni con il settore terziario maggiormente sviluppato sono Lazio e Sicilia, mentre Basilicata ed Emilia Romagna risultano a maggiore propensione industriale e agricola. Le province con i livelli più bassi di valore aggiunto per abitante prodotto sono Medio Campidano e Agrigento, con 12 mila euro, e Vibo Valentia e Barletta-Andria-Trani con meno di 13 mila euro. Milano è invece la provincia con il livello maggiore di valore aggiunto, con un valore pari a 46,6 mila euro, seguita da Bolzano, con 35,8 mila euro, e Bologna, con 34,4 mila euro. Per quanto riguarda il maggior contributo al valore aggiunto provinciale dato dai servizi finanziari, immobiliari e professionali, risultano in testa Milano, Roma e Trieste. Sotto esame anche la situazione occupazionale, che purtroppo conferma ancora di più il divario: Lombardia e Trentino Alto Adige sono le uniche regioni con una tendenza occupazionale positiva, mentre in Calabria e Molise l'occupazione è crollata di 8 punti percentuali. Uno studio Svimez, che ha analizzato il potere di acquisto delle famiglie italiane negli anni di crisi (2007-2012), ha riscontrato un crollo di circa il 9%, pari a 1.664 euro pro capite, una cifra che conferma le drammatiche conseguenze della crisi e che ha penalizzato maggiormente il Sud. La caduta dei redditi ha colpito duramente i giovani e il Sud: nelle famiglie con un capofamiglia sotto i 35 anni e un tasso di occupazione inferiore al 50% (dove lavora cioè meno di una persona su due) i redditi sono scesi al Sud del 24,8%, mentre al Nord sono cresciuti dell'1,7%.