L’Economist e le bugie sull’immigrazione

05/02/2015 di Redazione
L’Economist e le bugie sull’immigrazione

Il settimanale inglese The Economist ha raccolto una serie di eventi recenti che, in stretta collaborazione con la manipolazione mediatica, hanno veicolato sentimenti di intolleranza e di odio delle popolazioni europee verso i migranti, che diventano sempre di più il capro espiatorio di una situazione politica e sociale complicata in una situazione da anni e caratterizzata da una lenta crescita economica.
I recenti attacchi terroristici, l'afflusso massiccio e incontrollato di rifugiati (disorganizzato e irrazionale per colpa delle politiche europee stesse) e la crisi economica che affligge l'Europa in questi ultimi anni fanno dei migranti un facile bersaglio dei politici populisti, e l'Economist ha stilato una vera e propria top chart delle "bugie sull'immigrazione", sfatandoli con i dati alla mano.
In primo luogo, l'idea che vuole che i migranti siano tutti incompetenti e non scolarizzati, adatti solo a lavori "manuali", è facilmente smentita dai dati: le statistiche diffuse dall'Eurostat rivelano che i migranti sono molto spesso più istruiti degli autoctoni, uno studio dell'OCSE riporta che nel 2010-11 in due terzi dei paesi europei una quota sensibilmente maggiore di immigrati aveva frequentato l'università rispetto alla popolazione nativa (35 su 113), risultando molto più istruiti.
Inoltre, gli stranieri che arrivano oggi sono molto più scolarizzati rispetto ai loro predecessori, il livello di istruzione è mediamente aumentato del 70% nell'ultimo decennio e questo offre loro la possibilità di ottenere più facilmente un lavoro, in quanto mediamente più qualificati degli autoctoni.
Inoltre, l'età media dei cittadini europei è di 43 anni rispetto ai 35 dei migranti che arrivano; la Gran Bretagna è il paese che maggiormente attrae migranti giovani e occupabili, la maggioranza di loro è in una fascia di età compresa tra i 20 e i 30 anni, come circa i due terzi dei migranti che vivono attualmente in Francia, Germania ed Italia: questo li rende lavorativamente più "utili" dei nativi.
Nel dettaglio, in Italia il numero degli stranieri residenti con alti livelli di istruzione è esattamente raddoppiato negli ultimi anni, sebbene l'Italia rispetto agli altri Paesi europei riporti un tasso di stranieri altamente istruiti tra i più bassi, esattamente in linea con la tendenza della scolarizzazione italiana, ancora in calo.
Sempre secondo i dati dell'OCSE, la Germania è il Paese meno investito dalla crisi economica europea e ha continuato negli ultimi anni ad attrarre migranti in cerca di lavoro (oltre 400mila nel 2012), diventando la prima meta europea e la seconda mondiale dopo gli USA.
Ad oggi sono oltre 115 milioni gli stranieri presenti nei Paesi OCSE (pari al 10% della popolazione), solo nel 2012 gli Stati Uniti hanno accolto un milione di migranti, la Germania circa 400.000, il Regno Unito 286.000, la Francia 259.000 e l'Italia 258.000.
Angel Gurria, segretario generale dell'OCSE, ha invitato i Paesi membri a considerare i migranti come una risorsa piuttosto che come un problema e le politiche di integrazione come un investimento, all'insegna dei principi di crescita, coesione sociale e benessere, esattamente in linea con le raccomandazioni rivolte in quest'ultimo periodo all'Italia.