Lampedusa: ennesima strage al largo dell’isola, più di duecento morti

12/02/2015 di Redazione
Lampedusa: ennesima strage al largo dell’isola, più di duecento morti

Nella notte fra il 10 e l'11 febbraio si è consumata l'ennesima tragedia al largo di Lampedusa. Durante la nottata la Guardia costiera aveva soccorso un gruppo di 105 profughi alla deriva su un gommone a un centinaio di miglia dalle coste dell'isola. Domenica scorsa una bufera scatenatasi nel Canale di Sicilia aveva già mietuto moltissime vittime, e il numero continua a salire.
Sui due gommoni portati in salvo successivamente c'erano solo nove profughi, un numero drammaticamente basso che denuncia una forte numero di vittime, probabilmente travolte dalle onde. I trafficanti libici, infatti, fanno imbarcare numeri ben più alti allo scopo di far fruttare al massimo il viaggio. Le prime dichiarazioni dei sopravvissuti confermano l'ipotesi di un'immane tragedia, e l'Unhcr conferma che il numero delle vittime supera 300: all'appello manca, infatti, un gommone, che doveva avere a bordo almeno 100 passeggeri. L'intervento era stato richiesto nel primo pomeriggio di martedì dal Centro nazionale di Soccorso della Guardia costiera di Roma, che ha inviato sul posto due motovedette e ha dirottato due mercantili che si trovavano in zona, il Bourbon/Argos e il Saint Rock. Tra i profughi soccorsi 7 sono deceduti a causa dell'ipotermia. Altri 15 sono in condizioni molto gravi. Le bare, che sono complessivamente 29, sono state imbarcate per Porto Empedocle e verranno seppellite nei vari cimiteri siciliani che si sono offerti ad accoglierle. Uno solo è stato identificato poiché aveva ancora i documenti addosso. I superstiti sono solo 77, tra cui un bambino di 12 anni che affrontava la terribile traversata da solo, e sono stati momentaneamente ospitati nel centro di accoglienza di Lampedusa in attesa che le loro condizioni psicofisiche migliorino. Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, ha reso pubblica la sua indignazione: "i 366 morti di Lampedusa non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente, siamo tornati a prima di Mare Nostrum. È la realtà. È la prova che Triton non è Mare Nostrum. Siamo tornati indietro". Dall'inizio del 2015 il numero dei migranti caduti in mare è infatti drammaticamente superiore a quello riferito allo stesso periodo nel 2014, quando Mare Nostrum era ancora in funzione. Le organizzazioni umanitarie si sono unite in un appello all'Unione Europea, denunciando quella che per molti era una tragedia annunciata. "È necessario - sottoscrivono Amnesty International, Ai.Bi., Caritas Italiana, Centro Astalli, Emergency, Fondazione Migrantes, Save the Children e Terre des Hommes - un impegno diverso e condiviso in tutta Europa che preveda il dispiegamento di mezzi e risorse, con approcci e strumenti realmente utili a salvare vite umane e non solo a pattugliare le nostre coste, oltre a politiche di immigrazione e asilo che diano priorità alla dignità delle persone". Un'indignazione cui non possiamo fare a meno di unirci, continuando, come sempre, a riportare l'attenzione su questi eventi che troppo spesso, dopo un primo polverone, cadono nel dimenticatoio. Le operazioni umanitarie devono continuare ad avere un senso anche quando le tragedie diventano più lontane nel tempo, affinché esse non si ripetano.