Rapporto sulla povertà Caritas 2014, l’anno delle “false partenze”

26/02/2015 di Redazione
Rapporto sulla povertà Caritas 2014, l’anno delle “false partenze”

Caritas Europa ha presentato a Roma la scorsa settimana il terzo rapporto sull'impatto della crisi nell'Europa mediterranea che analizza la condizione di sette Paesi "deboli": Portogallo, Italia, Grecia, Spagna, Romania, Irlanda e Cipro. Il segretario generale di Caritas Europa, Jorge Nuno Mayer, ha introdotto lo studio dichiarando che "la povertà e l'esclusione sociale sono state aggravate negli ultimi tempi non solo dalla crisi economica in generale, ma anche dalle politiche di austerity e spending review messe in atto in molti Paesi dell'Unione".Lo scorso Rapporto, pubblicato nell'ottobre 2012, aveva come titolo "i ripartenti", un buon auspicio che contemplava la possibilità di un percorso di risalita dopo un periodo difficile che alcuni analisti credevano sarebbe finito, invece ha costituito solo l'inizio. Ad oggi infatti, più che di ripartenze si parla di "false partenze", ovvero di tutta quella parte di popolazione europea che a causa della crisi economica ha perso il lavoro e si è ritrovata rimpiegata in mansioni lavorative meno prestigiose delle precedenti, non adeguate rispetto alle loro capacità, sopportando situazioni di sfruttamento e sotto retribuzione.Sono 123 milioni le persone attualmente a rischio emarginazione sociale nei sette Paesi esaminati (il 24,5% della popolazione totale), la parte settentrionale dell'Europa continua a risentire solo in parte della crisi economica mentre in Italia la disoccupazione giovanile rimane assestata al 40%, una percentuale molto alta. Inoltre rientrano nei dati dell'osservazione anche i cosiddetti "neet", giovani disoccupati che non studiano e non sono impegnati in alcuna attività, sono stati nello scorso anno il 26% solo in Italia e il 13% in Europa. La situazione più tragica risulta quella greca, a cui le Caritas italiane in collaborazione con Caritas Hellas hanno dedicato uno specifico Rapporto apparso in vista delle recenti elezioni  politiche ad Atene vinte dal partito di Tzipras.Nel rapporto è inoltre riportata una sintesi dei principali risultati della prima indagine nazionale sulla condizione di vita dei genitori separati, finalizzata a far emergere soprattutto il legame tra rottura del rapporto coniugale ed alcune forme di povertà/disagio socio‐relazionale. Sono state realizzate 466 interviste a genitori separati, presso centri di ascolto (36,9%), consultori familiari (33,5%), servizi di accoglienza (18,5%) e mense (8,2%) che fanno emergere nuove forme di disagio occupazionale e abitativo: dopo la separazione, ad esempio, sono sempre di più i genitori che si ritrovano a vivere in case non di proprietà, in condizioni precarie e senza riuscire ad acquistare beni di primaria necessità. Il Rapporto si conclude con una serie di raccomandazioni finali volte ad introdurre una "maggiore trasparenza" in relazione alle politiche anticrisi. C'è inoltre la richiesta di introdurre il sistema di reddito minimo nell'Ue con una specifica direttiva a cui tutti gli Stati dovrebbero attenersi per contrastare in maniera efficace la povertà e favorire l'ingresso nel mercato del lavoro, soprattutto delle fasce più giovani. Inoltre, la povertà infantile sta sensibilmente aumentando in maniera omogenea in tutti gli stati osservati e all'Unione si chiede a tale proposito di elaborare e adottare politiche specifiche che fungano da salvagente per i più piccoli.
Scarica qui la sintesi del rapporto