Save the Children: cala la natalità e mancano le strutture

26/02/2015 di Redazione
Save the Children: cala la natalità e mancano le strutture

Save the Children ha pubblicato un rapporto dal titolo "Mamme in arrivo", che descrive la situazione della natalità in Italia. La situazione presentata è decisamente preoccupante: denatalità ai minimi storici e boom di parti cesarei, dieci punti sopra la media europea. Quasi un terzo dei punti nascita è fuori standard con meno di 500 parti l'anno; cresce del 30% la mortalità nel primo anno di vita al Sud, e mentre aumentano le mamme over 40 e 50 i consultori si riducono.
In Italia, quindi, si nasce sempre meno. Continua la tendenza in discesa delle nascite sebbene con una minima ripresa, nel 2013 per il secondo anno consecutivo i nuovi nati sono stati 514.000. L'80% da donne italiane. Il tasso di fecondità è di 1,29 nel 2013 (nel 2008 era pari a 1,34), molto inferiore alla media europea che si attesta a 1,58 figli per donna.
Marcello Lanari, neonatologo e direttore della pediatria di Imola, descrive così il preoccupante panorama italiano:  "Assistiamo a una denatalità impressionante che porterà in pochi decenni ad un invecchiamento massiccio del nostro Paese; le motivazioni sono da ricondurre essenzialmente a problematiche sociali, quali difficoltà abitative, precarietà del lavoro, carenza di strutture a sostegno della famiglia e assenza della rete di sostegno visto il cambiamento radicale del nucleo famigliare passato dalla famiglia patriarcale alla monogenitorialità".
Altra problematica riguarda la riduzione dei punti nascita: in Italia ne sono stati censiti oltre 521 ma nel 29,4% di essi i parametri e gli standard qualitativi sono decisamente carenti, e sono quindi considerati "fragili" sotto il profilo della sicurezza assistenziale in quanto fanno meno di 500 parti l'anno e anche perché manca sia il personale medico e ostetrico che i servizi di emergenza per il trasporto materno e neonatale. Tali strutture sono dislocate principalmente in Campania (20%), Sicilia (18%), nel Lazio (12%) e in Sardegna (10%). Per quanto riguarda i consultori, ne sono stati censiti 1.911, circa 1 per 29.000 abitanti. Frammentata la rete sul territorio nazionale e l'offerta dei servizi varia da una regione all'altra.
Il vuoto assistenziale successivo alla nascita è poi una delle criticità maggiori: nell'assistenza alle "mamme in attesa" o che hanno appena partorito, dal punto di vista sanitario l'Italia vanta una qualità diffusa, benché non manchino alcune criticità, sensibili differenze territoriali e ancora si verifichino tragedie evitabili, come la morte di una bambina appena nata, bisognosa di terapia intensiva a Catania. È forte la mancanza di supporto sociale a madri e bimbi, essenziale per fare fronte alle sfide che la maternità pone, anche in relazione all'età e alle condizioni psicologiche, familiari e lavorative della madre e della coppia. Si rileva altresì una mancanza di copertura da parte degli asili nido: solo il 13% dei piccoli tra 0-2 anni è coperta da asili nido, questa percentuale scende ancora in alcune regioni  toccando quota 2% in Calabria e Campania. La quota di risorse destinate alle famiglie sul totale della spesa sociale è inferiore al 4,8%.
Nel 2013 sono stati 186.700 i parti cesarei in Italia, pari al 36,3% del totale, il dato più alto in Europa - quasi 10 punti sopra la media UE 27 (26,7% nel 2011) - e più del doppio rispetto a quanto raccomandato dall'OMS. Un dato positivo riguarda il crollo della mortalità fra i bambini sotto i 5 anni: nel 2011 sono avvenuti 2.084 decessi (nel 1887 erano 400.000). Si è passati da 347 decessi per 1.000 nati vivi  a meno di 4 per 1.000 nati vivi, un numero nettamente inferiore alla media europea e a quella degli Stati Uniti.
Aumenta poi il numero di mamme straniere (pari al 20% del totale) e quello delle madri sopra i 31 anni (con 171mila nuovi nati). Si rileva quindi una tendenza a spostare sempre più in avanti l'età per la nascita del primo figlio: quasi 8 neonati su 100 hanno una mamma over 40, 280 le mamme over 50.