Scacchi a scuola per favorire lo sviluppo della logica

19/02/2015 di Redazione
Scacchi a scuola per favorire lo sviluppo della logica

Gli scacchi non sono solo un gioco: sono un vero e proprio sport mentale in grado di accrescere le abilità logico-matematiche. Se ne sono già accorti in Spagna, dove gli scacchi diventeranno parte integrante della programmazione di svariati curricula scolastici, e in Armenia, dove sono disciplina scolastica da ben quattro anni. Anche qui in Italia questa idea sta prendendo sempre più piede, sebbene manchi tuttora un intervento centrale del Ministero. Solo nell'anno passato la Fsi (Federazione Scacchistica Italiana) e il Movimento Sportivo Popolare hanno contribuito alla formazione di 700 insegnanti di scacchi nelle scuole italiane, che sono ora pronti a divulgare la disciplina. Nel 2005, in previsione delle Olimpiadi degli scacchi a Torino nella stagione seguente, la Regione Piemonte e la Compagnia di San Paolo hanno finanziato un progetto dal titolo "Scacchi a scuola in Piemonte" che ha coinvolto ventimila alunni, che hanno imparato e hanno giocato a scacchi durante l'orario scolastico. Il gioco degli scacchi sembra facilitare e supportare il compito degli insegnanti, affinando l'intuizione e le capacità gestionali di qualunque situazione, producendo la considerazione ed il rispetto per i propri limiti e degli eventuali insuccessi, consolidando il rispetto delle regole e dell'avversario, e facendo esercitare pazienza e correttezza. Le ricerche che portano prove a favore dell'argomento sono numerosissime, ed hanno coinvolto, fra gli altri, il Cnr di Roma, l'Università di Palermo, l'Università del Piemonte Orientale, il Ministero dell'Istruzione e l'Invalsi. Il professor Roberto Trinchero, della cattedra di Pedagogia sperimentale presso l'Università di Torino, ha condotto, tra il 2005 e il 2014, otto ricerche su otto classi della terza elementare, giungendo alla conclusione che "il gioco degli scacchi può essere considerato una vera e propria palestra cognitiva". Sì, "la competizione insita nel gioco motiva i ragazzi a cimentarsi con numerosi piccoli problemi per i quali devono pianificare soluzioni possibili, valutarle, decidere la migliore, sperimentare la propria scelta e avere un ritorno quasi immediato delle conseguenze delle proprie decisioni. Questo processo", si legge, "è utile per sviluppare autonomia decisionale, responsabilità verso le proprie azioni e accettazione delle conseguenze". Tra i progetti virtuosi promossi nel nostro Paese spicca quello realizzato dalla società sportiva "Alfiere bianco" di Cuneo, finanziato da Erasmus+ e che promuove proprio le conoscenze italiane in materia, esportandole anche in Germania e in Spagna. Nel liceo Carlo Jucci di Rieti, poi, gli scacchi sono diventati materia curricolare nel biennio del nuovo liceo scientifico, con un primo corso di 33 ore annuali. Una serie di competenze che permetterebbero di superare quelle difficoltà degli studenti italiani evidenziate nei test Pisa (promossi dall'Ocse), tra cui spiccano le difficoltà nei processi di riflessione, riproduzione e connessioni matematiche, e nell'applicazione delle conoscenze scolastiche in contesti meno strutturati. Gli esperti suggeriscono che proprio la diffusione della disciplina degli scacchi favorirebbe un approccio risolutivo a queste problematiche, ma continua a mancare un modo organico di approcciarsi a questo strumento e questo fa sì che i benefici, su larga scala, si disperdano.