Triton, non basta

12/02/2015 di Redazione
Triton, non basta

Ancora una volta, quella dei 300 migranti morti nella notte di domenica scorsa a bordo di un gommone nel Canale di Sicilia era una tragedia annunciata. Le associazioni, il CIR e l'UNHCR si mobilitano per l'ennesima volta richiedendo con urgenza un intervento incisivo che fermi definitivamente le stragi nel Mediterraneo e dia finalmente concretezza alla strada dei corridoi umanitari, mentre il presidente Sergio Mattarella e Matteo Renzi invocano l'aiuto dell'Europa in previsione di un futuro ancora più problematico. Anche Papa Francesco in occasione del consueto Angelus in Piazza San Pietro ha speso parole di cordoglio, "a nessuno deve mancare il necessario soccorso" ha aggiunto, auspicando in un nuovo approccio alla questione immigrazione all'insegna della solidarietà e non dell'illegalità.  Contro la dispendiosa benché più economica operazione Triton (Mare Nostrum costava 10 milioni di euro al mese, Triton ne costa circa tre) che dal primo novembre 2014 ha sostituito Mare Nostrum, allo stato attuale delle cose i corridoi umanitari rappresentano l'unica possibilità di poter offrire percorsi autorizzati e sicuri di ingresso ai migranti che richiedono asilo, in fuga dalle loro terre in conflitto, specie nel caso di quelli che sopravvivono per miracolo alle illegittime detenzioni tra Libia ed Egitto. Triton, infatti, per come è stata pensata non ha il compito di intervenire oltre le 30 miglia marine dalla costa, ovvero tutto quel che succede in mare aperto è fuori dalla competenza dell'operazione e non si vedono all'orizzonte proposte alternative da parte dell'Europa, anzi, l'irrigidimento delle frontiere sembra ancora una volta l'unico sviluppo possibile tanto che lo scorso ottobre la polizia internazionale ha coordinato l'intervento spot "Mos Maiorum" per rastrellare nei luoghi pubblici i migranti irregolari. A tale proposito è intervenuto Renzi, dichiarando in un'intervista a Sky TG24 che il vero problema è all'origine, e adesso risiede in Libia: al di là delle polemiche tra Mare Nostrum e Triton e tralasciando le strumentalizzazioni politiche dei morti nel Mediterraneo, finché il conflitto libico spingerà famiglie intere e mutilate a fuggire dalla loro terra non ci sarà una reale soluzione, inoltre l'Italia con le sue sole forze non può riuscire a gestire un fenomeno vasto e complesso come quello delle migrazioni recenti. Oltre ai rifugiati siriani e libici, però, gli sbarchi che coinvolgono tutti gli altri migranti non si fermano: solo nel mese di gennaio i migranti sbarcati in italia sono 3.518, 1.400 in più di quelli arrivati lo scorso anno nello stesso periodo e c'è da prevedere una fisiologica impennata con l'arrivo dei mesi più caldi. È evidente che esiste il bisogno di fare un grande investimento in materia di salvataggio e soccorso in mare, in Italia e a livello europeo. Chiaro che il salvataggio in mare non dovrebbe essere l'unica risposta, in quanto si dovrebbe lavorare dal principio per evitare che i migranti si mettano nelle mani dei trafficanti a bordo di imbarcazioni pericolanti, ma l'origine di un cambiamento reale è possibile soltanto se cambierà in tempi brevi e utili l'approccio di tutta l'Europa alla questione immigrazione. Sarebbe possibile disporre misure ben precise che potrebbero essere realizzate con cambiamenti a livello nazionale e comunitario: dal rilascio di visti umanitari, all'apertura di programmi di reinsediamento e canali umanitari, all'attivazione di sponsorizzazioni fino alla possibilità di chiedere asilo dal territorio di paesi terzi. Questi sarebbero i passi necessari per salvare migliaia di vite umane, altrimenti l'unica cosa che ci resta da fare è aspettare la prossima annunciata tragedia del Mediterraneo.