Presentati i risultati della prima fase della ricerca “Scuola e plurilinguismo. Percorsi di inte(g)razione"

05/03/2015 di Redazione
Presentati i risultati della prima fase della ricerca “Scuola e plurilinguismo. Percorsi di inte(g)razione"

Il 2 marzo presso la Sala Consiliare del Municipio XV di Roma,  in occasione della Giornata della Lingua Madre, FOCUS-Casa dei Diritti Sociali ha presentato i risultati della prima parte della ricerca "Scuola e Plurilinguismo. Percorsi di Inte(g)razione",  realizzata con il Patrocinio dell'Assessorato alle Politiche Sociali del Municipio XV. La ricerca, condotta da Martina Pitrè e Sara Curci nel corso dell'anno di Servizio Civile Nazionale, è stata realizzata in alcune scuole del Municipio, il secondo a Roma per presenza di residenti con cittadinanza non italiana. L'analisi si è concentrata sul rapporto di studenti e famiglie di cittadinanza non italiana con la propria lingua madre e con l'italiano.
Dopo i saluti iniziali di Michela Ottavi, Assessore alle Politiche Sociali, Amalia Romano, responsabile dell'area intercultura dell'Associazione FOCUS, ha introdotto il lavoro di ricerca, sottolineando l'importanza del fornire una fotografia fedele del territorio per poter ragionare efficacemente di intercultura e inclusione e inserendo questo lavoro sul plurilinguismo all'interno delle iniziative in occasione della giornata mondiale della lingua madre, promossa dall'UNESCO e celebrata il 21 febbraio di ogni anno. Dopo alcune riflessioni sui temi di plurilinguismo e lingua madre,  sulle statistiche nazionali  relative alla presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole italiane e sul concetto di seconde generazioni, sono stati dunque presentati i risultati della prima parte del lavoro di ricerca. Entro la fine dell'anno scolastico, a questi, saranno aggiunti i dati qualitativi. A partire dai dati relativi alla mappatura delle presenze di alunni con cittadinanza non italiana presenti nelle scuole del Municipio nell'a.s. 2013/2014, e prendendo anche in considerazione la distribuzione sul territorio,  il diverso grado degli istituti e la disponibilità di dirigenti scolastici e docenti, sono state individuate cinque scuole campione: l'I.C. Karol Wojtyla, l'I.C. P.Vibio Mariano, l'I.C. Cassia 1694, il Liceo De Sanctis e l'I.T.C.S. Calamandrei.  Sono state dunque scelte tre classi per scuola in cui somministrare i questionari ad hoc a tema plurilinguismo, differenti e specifici per gli alunni, per i genitori e per gli insegnanti. I dati sono stati poi elaborati statisticamente e ne sono scaturite diverse riflessioni.  Relativamente all'area demografico - linguistica è significativo come tra gli alunni plurilingue con cittadinanza non italiana il 47% del campione dei ragazzi (alunni delle secondarie di primo e secondo grado) e l'83% del campione dei bambini (alunni delle primarie) siano nati in Italia.  Questo dato, in accordo con quelli forniti dal MIUR relativi alla presenza di alunni con cittadinanza non italiana sull'intero territorio nazionale, rappresenta un indicatore della progressiva stabilizzazione sul territorio delle famiglie di origine straniera. I bambini, i ragazzi e i genitori delle classi campione, i cui Paesi di provenienza più frequenti sono Romania, Filippine, Ecuador e Moldavia, parlano ventinove lingue differenti, a testimonianza della estrema ricchezza linguistica presente nel Municipio. Relativamente alla comunicazione con famiglia e amici, emerge come sia più frequente che i genitori dei ragazzi si rivolgano loro nella propria lingua d'origine rispetto ai genitori dei bambini. Emerge soprattutto come non ci sia una correlazione significativa tra la frequenza dell'uso della lingua d'origine per rivolgersi ai figli e la provenienza dei genitori: questo dato evidenzia dunque come la scelta del codice da usare in casa non dipenda in modo preponderante dall'appartenenza nazionale o da caratteristiche culturali. Inoltre il 58% dei genitori dichiara di aver bisogno che il figlio faccia loro da interprete: se si considera che il 96% di questi vive in Italia da più di cinque anni e l' l'83% ha più di 10 anni di studio alle spalle, questo dato costituisce un importante indicatore dell'effettivo livello di inclusione sociale e linguistica delle famiglie di origine straniera sul territorio.  Dall'analisi dei rapporti delle famiglie con il territorio e con le scuole emerge la sostanziale assenza di spazi aggregativi per i ragazzi, dato confermato dalla precedente mappatura delle associazioni presenti nel Municipio. I servizi meno utilizzati dai genitori plurilingue sono i CTP, dato che rispecchia la difficoltà dei genitori nel parlare la lingua italiana nonostante la continuità della loro permanenza sul territorio, mentre la maggioranza dei ragazzi dichiara di frequentare soprattutto piazze/parchi o centri commerciali. Solo il 9% dei ragazzi ha frequentato corsi nella lingua d'origine dei genitori, evidenziando una scarsa attenzione nei confronti della estrema ricchezza linguistica presente sul territorio.  Solo una minoranza di ragazzi dichiara di avere difficoltà didattiche a scuola, e anche in questo caso non emergono correlazioni con il Paese di nascita. Quasi la metà degli insegnanti invece  dichiara di avere difficoltà nella didattica con gli alunni di origine straniera, e molti di loro ritengono che queste siano legate a differenze culturali.  Dal punto di vista dell'auto - percezione,  emerge come il 59% dei ragazzi pensi più frequentemente in italiano e come allo stesso tempo il 62% dello stesso campione ritenga che la propria lingua madre sia la lingua d'origine dei genitori. Questo dato sottolinea l'importanza di relativizzare le definizioni: così come il concetto di seconde generazioni è di difficile descrizione in quanto legato a dimensioni soggettive oltre che sociali, anche l'etichetta di «lingua madre» viene declinata e vissuta da ognuno in modo differente, essendo anche questa in stretta relazione con dimensioni identitarie più che con dimensioni oggettive e stabilite a priori. Infine, è stato presentato un esperimento di laboratorio qualitativo effettuato in una delle classi campione da cui è emerso chiaramente come l'attenzione data in classe al tema del plurilinguismo si dimostra estremamente rilevante per la percezione che i bambini plurilingue hanno di sè e per le forme di inclusione che si determinano all'interno della classe stessa. Di fondamentale importanza appare la dimensione affettiva della lingua, sia nel processo di apprendimento di una lingua seconda, che nello sviluppo della coscienza di sé come plurilingue, che nella considerazione di sé come parte di un gruppo classe con più codici linguistici.
Successivamente, Alessandro Scassellati, con il suo intervento ha fatto un confronto tra la popolazione attuale del XV Municipio e quella del dopoguerra, proveniente da diverse regioni italiane. E' stato sempre un territorio accogliente e per renderlo ancora di più inclusivo sarebbe importante creare luoghi ricreativi dove poter esaltare le abilità dei giovani in chiave interculturale con la collaborazione di istituzioni, scuole, famiglie e associazioni.
La presentazione si è conclusa con alcune domande che guideranno la seconda fase della ricerca: come si relaziona la scelta del codice linguistico con il conflitto generazionale e identitario che si vive all'interno delle famiglie di origine straniera? Come valorizzare le esperienze quotidiane e le proposte degli insegnanti che si interfacciano con classi plurilingue? Come far emergere le peculiari esigenze e le peculiari risorse delle famiglie plurilingue di diversa provenienza presenti nel Municipio? Alla presentazione è seguita una grande vivacità di interventi propria di questo territorio dove c'è un  grande dialogo tra attori istituzionali, scolastici  e sociali. L'obiettivo comune emerso è stato quello di una piena disponibilità di dialogo e cooperazione per intercettare i bisogni e costruire soluzioni condivise.