Banlieue d’Italia: ecco dove l’integrazione è più difficile

02/04/2015 di Redazione
Banlieue d’Italia: ecco dove l’integrazione è più difficile

La Fondazione Leone Moressa torna ad analizzare la precarietà sociale nelle città italiane, osservando la marginalizzazione degli stranieri e, di conseguenza, il rischio banlieue. Lo studio analizza i dati relativi ai 116 Comuni capoluogo di provincia, suddivisi in quattro aree tematiche: inclusione sociale, integrazione economica, criminalità e spesa pubblica per l'integrazione. Mettendo in relazione la condizione socio economica della popolazione straniera con i tassi di criminalità e con la presenza o meno di investimenti pubblici per l'integrazione, è possibile valutare quanto nelle nostre città sia alto il rischio di marginalizzazione e, di conseguenza, di disagio e devianza. Complessivamente sono stati analizzati 9 indicatori, da cui si è ottenuto un indice di "precarietà sociale", utile a definire una classifica delle città più a rischio. Laddove si riscontrano scarsa inclusione socio-economica, forti differenze di reddito rispetto agli italiani, alti tassi di disoccupazione, alti tassi di criminalità e scarsi investimenti pubblici a favore dell'integrazione, si crea inevitabilmente terreno fertile per situazioni di disagio e conflitto. L'indice non misura dunque il rischio assoluto delle diverse città (che ovviamente dipende anche da fattori diversi: sociali, culturali e amministrativi), ma aiuta a comprendere dove gli squilibri tra italiani e stranieri sono più forti e dove possono determinare situazioni di esclusione sociale. Dallo studio emerge che a Livorno, Cremona e La Spezia c'è il tasso più alto di "precarietà sociale". Male anche l'Emilia Romagna: "Di fronte ai migranti è chiusa". Al Sud va meglio
Leggi l'articolo di Goffredo Buccini pubblicato dal "Corriere della Sera"  che ha commissionato lo studio alla Fondazione Moressa