Riforma del Terzo Settore, iniziato l’iter alla Camera

02/04/2015 di Redazione
 Riforma del Terzo Settore, iniziato l’iter alla Camera

E' iniziato l'iter alla Camera per la riforma del Terzo Settore dopo essere stata licenziata dalla Commissione Affari Sociali. Non ci sono grandi entusiasmi per chi come il Movimento 5 Stelle si era mosso per l'istituzione di un Authority indipendente e per il consolidamento dei controlli dopo gli scandali Roma Capitale ed Expo. Anche gli attori del Terzo Settore sono preoccupati per il fatto che la riforma sia un altro buco nell'acqua ma del resto anche il Governo teme lo snaturamento con l'impoverimento del capitale sociale accumulato negli ultimi anni. E' difficile parlare di una vera e propria riforma del terzo settore come emerso nell'incontro tra mondo dell'associazionismo e dell'imprenditoria sociale e il Movimento 5 Stelle organizzato dall'incubatore di imprese sociali Make a Change e dalla rivista Vita: il punto di partenza di una riforma non può che essere il confronto sul modello di welfare che si ha in mente per il futuro e sul ruolo giocato dallo Stato, dal settore pubblico. Ci sono troppe differenze politiche e culturali all'interno del terzo settore: una gran parte degli attori dipendono dagli appalti e dal pubblico che esternalizza i servizi ai cittadini e un'altra parte, quella più innovativa delle imprese sociali come ad esempio gruppi d'acquisto e quindi ciò che concerne l'economia solidale che sono portatori di esigenze nuove e visioni diverse della relazione che dovrebbe nascere tra settore pubblico e impresa sociale. Proprio queste ultime, a differenza delle cooperative, non possono distribuire ai soci gli utili dei prodotti obbligandole così a ricorrere all'indebitamento bancario per finanziare gli investimenti. "Però la distribuzione ai soci di una quota degli utili è anche uno dei punti più controversi della riforma, perché se da un lato può favorire la raccolta di capitale di rischio mettendo nelle condizioni i fondi pensione e altri investitori di lungo periodo di entrare con delle quote di minoranza nelle imprese sociali sostenendone così i progetti e le attività, dall'altra parte rischia di minare alla radice lo spirito del non profit e - se combinata ai vantaggi di ordine fiscale previsti per il terzo settore - può attirare miriadi di speculatori e incentivare ancor di più il passaggio di servizi pubblici essenziali nelle mani di privati travestiti da impresa sociale. Anche per questo servirebbe un'Authority indipendente e a chiederla sono gli stessi esperti del settore, come Flavio Zandonai, segretario generale di Iris Network (l'associazione degli istituti di ricerca sull'impresa sociale), perché il tema dei controlli, del monitoraggio e delle abilitazioni è cruciale e non può essere certo svolto in maniera efficace dal ministero del Lavoro, come invece stabilito dalla legge delega", scrive nella sua analisi della Riforma Paolo Fior, nell'articolo "Terzo settore, la riforma che scontenta tutti e rinuncia al controllore" pubblicato su "Il fatto quotidiano".  E continua "Se l'obiettivo della riforma è rendere più attraente l'impresa sociale, allora il testo fa poco", conclude lapidario Zandonai. E nessuna risposta sembra aver trovato finora la sollecitazione di Johnny Dotti, fondatore di Welfare Italia, che invita ad andare oltre il terzo settore e a "destatalizzare non per privatizzare, ma per socializzare, perché pubblico non coincide per forza con statale: acqua, trasporti locali, ambiente, rifiuti vanno portati in questa direzione, altrimenti verranno privatizzati". Poche frasi che segnano tutta la differenza culturale e politica tra chi si muove nel territorio dell'impresa sociale e immagina nuove forme di mutualismo e di economia partecipativa e chi invece resta imprigionato nella logica dualistica pubblico-privato, che non concede altro spazio e possibilità al terzo settore che quello della sussidiarietà. In queste condizioni è difficile immaginare sostanziali passi avanti, ma mai dire mai: in fin dei conti la delega deve essere ancora approvata e la riforma ancora scritta".