TERRAINGIUSTA: rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri

16/04/2015 di Redazione
TERRAINGIUSTA: rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri

MEDU in collaborazione con ASGI ed LTPD hanno realizzato il rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri in agricoltura dal titolo "TERRAINGIUSTA". Undici mesi di testimonianze raccolte tra l'Italia centrale e meridionale sulle condizioni di sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura: lavoro nero o segnato da gravi irregolarità contributive, sottosalario, caporalato, orari eccessivi di lavoro, mancata tutela della sicurezza e della salute, difficoltà nell'accesso alle cure, situazioni abitative ed igienico-sanitarie disastrose. "Seguendo il ciclo delle stagioni agricole i team di MEDU si sono spostati dalla Piana di Gioia Tauro in Calabria, alla Piana del Sele in Campania, dal Vulture Alto Bradano in Basilicata all'Agro Pontino nel Lazio. Nel periodo estivo è stata inoltre monitorata la raccolta del pomodoro nell'area della Capitanata in Puglia. Per mezzo di cliniche mobili, gli operatori di MEDU hanno svolto un servizio di prossimità a bassa soglia, mappando e raggiungendo gli insediamenti abitativi dei lavoratori immigrati, prestando prima assistenza medica, fornendo informazioni e orientamento socio-sanitario. Sono stati 788 i migranti intervistati, dei quali 744 hanno ricevuto assistenza sanitaria per un totale di 876 consulti medici", scrivono sull'estratto della presentazione.  "In tutti i territori, la gran parte dei lavoratori stranieri assistiti dal team di MEDU era in possesso di un regolare permesso di soggiorno: per motivi di lavoro nelle aree a maggior presenza stanziale come la Campania e il Lazio, per protezione internazionale o motivi umanitari nei contesti con maggior flusso stagionale come la Calabria oppure ancora con caratteristiche miste in Basilicata. La percentuale di migranti in condizione di irregolarità è risultata trascurabile nell'Agro Pontino e nel Vulture Alto Bradano e ridotta a non più di un quarto dei migranti assistiti nella Piana del Sele e nella Piana di Gioia Tauro.  Il fenomeno del lavoro nero è apparso in tutta la sua negativa rilevanza nella Piana di Gioia Tauro dove l'83% dei migranti incontrati dagli operatori di MEDU lavorava senza contratto.  Tuttavia anche negli altri territori dove i lavoratori con contratto sono risultati essere la maggioranza - circa i due terzi nella Piana del Sele e nel Vulture Alto Bradano e quasi il 90% nell'Agro Pontino - il lavoro grigio rappresenta una modalità diffusa e pervasiva, caratterizzata da sottosalario e da irregolarità contributive. In altre parole, la presenza di un contratto non rappresenta affatto per il migrante la garanzia di un equo rapporto di lavoro. In particolare in tutti i contesti i contributi dichiarati sono risultati, nella maggior parte dei casi, nettamente inferiori al numero di giornate lavorative effettivamente svolte così come anche il salario, sia in presenza di contratto sia di lavoro nero, è risultato sensibilmente ridotto - in genere dal 30 al 40% - rispetto ai minimi giornalieri garantiti dal contratto nazionale e dai contratti provinciali di lavoro".
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