Il viaggio di Papa Francesco in America Latina tra leader ed esclusi

16/07/2015 di Redazione
Il viaggio di Papa Francesco in America Latina tra leader ed esclusi

Si è svolto dal 6 al 12 luglio il viaggio di Papa Francesco in America Latina, nello specifico in Ecuador, Bolivia e Paraguay. Un viaggio in una terra che cresce a ritmi straordinari, con governi populisti e nella stragrande maggioranza dei casi laici. E' stato accolto da bagni di folla, milioni di persone  in tutte le città, proprio in quel continente che attualmente si suddivide tra nostalgici e "progressisti", tra coloro che cercano un dialogo con le conferenze episcopali ed altri come ad esempio la Presidente cilena Bachelet, atea, fautrice di aborto e matrimonio gay. Ma le parole di Papa Francesco hanno riguardato la popolazione di queste terre, fatte soprattutto di diseguaglianze economiche e sociali ma anche di una crescita demografica che incita al cambiamento. "Per l'Europa a crescita demografica zero l'America Latina "è una lezione" a invertire la rotta e a non avere paura della gioventù". E continua "Le rughe del Vecchio continente, che ha smarrito il valore della giovinezza, si specchiano nella freschezza balsamica dell'America Latina". In Bolivia sono arrivate le sue parole più forti in relazione alle "gravi situazioni di ingiustizia di cui soffrono gli esclusi di tutto il mondo", alla "dittatura del denaro" "sterco del diavolo", e al sistema economico "che degrada e uccide". Ha manifestato il suo pieno appoggio alla rivendicazione sullo sbocco al mare perduto col Cile durante una guerra ottocentesca. Ha chiesto di non usare la violenza. A Santa Cruz ha incontrato i movimenti sociali e ha dichiarato . "Perché quel mio intervento forte alla riunione dei movimenti popolari a Santa Cruz, in Bolivia? Io sono vicino a loro. Sono movimenti che hanno forza. Questa gente non si sente rappresentata dai sindacati perché dicono che sono diventati corporazioni e non lottano per i diritti dei più poveri. Allora la Chiesa non può essere indifferente, ha una dottrina sociale e dialoga bene con loro. Ma questo non significa che la Chiesa faccia un'opzione per la strada anarchica. No, non sono anarchici, sono lavoratori". Durante la conferenza svolta in volo di rientro a Roma, ha ripercorso tutti gli incontri avvenuti durante il suo viaggio e sui temi internazionali. Anche sulla Grecia: "Sarebbe semplice dire che la colpa è soltanto di una parte. Certo, i dirigenti greci che hanno fatto il debito internazionale hanno una responsabilità. Ora il nuovo governo ha cercato una strada. Io mi auguro che risolvano la situazione e che altri Paesi non cadano in quella stessa situazione. Perché la strada dei prestiti e debiti, poi, non finisce mai". Non è mancato un intervento su Morales e il suo dono, il crocifisso su falce e martello, dichiara Francesco "Io ero curioso, non sapevo che padre Luis Espinal, il gesuita torturato e ucciso laggiù, l'avesse ideato. Per me è stata una sorpresa. Si può qualificare questa scultura come un genere d'arte di protesta. In alcuni casi questo genere può essere offensivo. Ma padre Espinal e stato ucciso nel 1980 e la teologia della liberazione era allora l'analisi marxista della realtà. Poi padre Arrupe fermò questo connubio. Espinal era un entusiasta di questa analogia, un uomo speciale con tanta genialità. Per me non è stata una offesa. Ora quell'oggetto l'ho portato con me". Papa Francesco è tornato nel suo continente è stato tra gli ultimi, in Ecuador ha visitato il centro anziani delle suore di Madre Teresa a Tumbaco, in Bolivia ha incontrato i detenuti del carcere Palmasola e in Paraguay ha visitato i bimbi dei reparti di degenza rianimazione e oncologia dell'ospedale Ninos e Acosta Nu di Asuncion e alla Banado norte. Ha instaurato un rapporto positivo con i presidenti dei tre Paesi, più caldo forse quello con Evo Morales in Bolivia, ma anche in Ecuador e in Paraguay ha voluto sostenere le istituzioni di queste democrazie relativamente giovani ed impegnate nella lotta alla povertà.