A Borgorose una sentenza del Tar che potrebbe fare storia: la volontà popolare contro le nuove opere

17/09/2015 di Redazione
A Borgorose una sentenza del Tar che potrebbe fare storia: la volontà popolare contro le nuove opere

Importante sentenza quella dell'8 settembre 2015 del Tar del Lazio che ha stabilito la legittimità della revoca disposta dal Comune di Borgorose di una delibera che autorizzava l'appalto per la realizzazione di un impianto di cremazione. Il Comune nel giugno del 2014 delibera la costruzione di un impianto per la cremazione delle salme (e annessa sala del commiato) presso il cimitero comunale.
La Altair srl, mandataria di un raggruppamento di imprese, avvia la procedura per l'affidamento dei lavori, motivata dal Comune con una dichiarazione di pubblica utilità dell'opera.
Ma di pubblica utilità non aveva nulla o quasi, anche perché i cittadini di Borgorose non volevano l'impianto e si sono subito opposti alla sua costruzione. Così, con una nuova delibera, l'amministrazione guidata dal sindaco Mariano Calisse revoca la decisione presa e annulla la gara. L'Ati fa ricorso al tribunale amministrativo e chiede i danni. Il contenzioso come tanti diventa un caso. La decisione del Tar (sezione seconda bis) ha motivazioni potenzialmente dirompenti. Infatti, la retromarcia del Comune secondo i giudici è giustificata dalla palese contrarietà dei cittadini alla realizzazione del manufatto. La volontà popolare, il pressing dell'opinione pubblica, insomma, ha legittimano il diniego del Comune anche a gara assegnata. Si tratta di una sentenza che potrebbe fare storia, in un Paese come il nostro, dove i comitati civici che si oppongono a progetti invasivi hanno totalizzato 354 casi nel 2012 (Fonte Osservatorio Nimby Forum). Gli anglosassoni lo chiamano effetto Nimby, acronimo di Not in my back yard, non nel mio cortile.