Merkel: Leadership europea e aperture mirate delle frontiere

17/09/2015 di Redazione
Merkel: Leadership europea e aperture mirate delle frontiere

L'atteggiamento severo di Angela Merkel, qualche mese fa, davanti alla bambina palestinese che era scoppiata in lacrime dopo aver chiesto conto delle politiche d'accoglienza della Germania, ha fatto discutere: "Non possiamo accogliere tutti", era stato il commento freddo della Cancelliera. Poi l'apertura ai profughi siriani bloccati alla stazione di Budapest e il selfie con i rifugiati in un centro per richiedenti asilo. La Merkel difende le proprie scelte dalle critiche del suo partito "Era una situazione d'emergenza, non potevamo aspettare", ma ha rivisto con molta velocità le aperture dei giorni scorsi. Il tema della sicurezza, caro ai cristiano-sociali, precede quello dell'accoglienza. La militarizzazione dei confini e la sospensione del Trattato di Schengen avvenuta in questa settimana è l'effetto più evidente di questa spinta securitaria. Una misura però, che è del tutto inefficace a contrastare il fenomeno dei flussi: non scompare un fenomeno se lo si rende illegale. Molte volte Angela Merkel è stata accusata di non avere una strategia politica coerente, di governare con la sola tattica, di temporeggiare troppo, di attendere che tutte le carte siano scoperte prima di prendere una posizione. Fino a questo momento, la politica dell'Unione Cdu-Csu sotto la guida della Merkel è stata caratterizzata da una stretta sul tema dell'immigrazione, anche europea. Non sono lontani i tempi in cui la Cancelliera annunciava che era finita l'era del Sozialtourismus, rivolgendosi anche ai disoccupati provenienti dal sud Europa che speravano in un lavoro in Germania, appetibile sia per la posizione di rilievo nell'economia europea e in virtù del sistema di previdenza sociale del paese.Come si può spiegare questo doppio cambio di passo? Sicuramente, le ragioni di parte dell'imprenditoria tedesca, alla ricerca di manodopera e che sta lanciando frequenti appelli per la regolarizzazione più veloce e stabile dei migranti. Dall'altra, la necessità di tenere il consenso di una popolazione che sta conoscendo, anche se minore misura di altri paesi europei, una contrazione del mercato del lavoro con la conseguente crescita della disoccupazione o delle forme di lavoro atipiche. Il paese più forte d'Europa però, non poteva tirarsi indietro di fronte all'affluenza di migranti ai confini dell'Unione Europea: solo un'apertura e un protagonismo in prima linea hanno potuto legittimare la Merkel, al termine dell'ultimo inconcludente incontro a Bruxelles, nella richiesta di sanzioni ai paesi dell'Ue che rifiutano di accettare la propria quota di rifugiati.Sono oltre 60.000 i rifugiati arrivati in Baviera negli ultimi giorni, la regione più conservatrice della Germania federale. Il primo ministro bavarese Horst Seehofer, leader del Csu, aveva già promesso la settimana scorsa controlli alle frontiere se il flusso di migranti non fosse diminuito. Domenica sera il governo di Berlino ha votato la sospensione del trattato di Schengen.  Sembra che la Merkel abbia accettato l'inevitabilità della questione con tutte le sue conseguenze. Moltissimi dei rifugiati aspirano ad approdare in Germania. Sembra, al di là della coraggiosa spinta umanitaria con cui prova a colorire i suoi discorsi, che la cancelliera stia solo cercando di governare il fenomeno, ormai inevitabile, e di farlo a proprio vantaggio. Come quando, per esempio, propone che il diritto d'asilo vincoli i richiedenti al paese che lo abbia riconosciuto, senza la possibilità di ulteriore spostamento. Una selezione di manodopera niente male.