Migranti, cosa succede nei Paesi europei

03/09/2015 di Redazione
Migranti, cosa succede nei Paesi europei

Il 14 settembre si terrà un vertice Ue straordinario per affrontare la crisi dei migranti sollecitata dai governi di Francia, Gran Bretagna e Germania dopo le nuove tragedie in mare e sui Tir. Al tavolo si parlerà probabilmente anche dell'esigenza di superare il trattato Dublino, come chiesto nei giorni scorsi anche dal premier Renzi.  "Si scelga finalmente di superare Dublino e di avere una politica di immigrazione europea, con un diritto di asilo europeo", dichiara Renzi.
Mentre la Germania apre le porte ai profughi siriani sospendendo il trattato Dublino, la Gran Bretagna vorrebbe cacciare tutti i cittadini stranieri, anche europei,  senza lavoro. Intanto la situazione in Ungheria degnera sempre di più, la stazione ferroviaria di Budapest è stata riaperta ma i profughi che salgono sui treni vengono "deportati" presso le strutture di accoglienza per i migranti.  Inoltre, proprio l'Ungheria ha convocato per venerdì un vertice con chi la pensa allo stesso modo (polacchi, cechi, slovacchi, baltici) e annuncia che i migranti per povertà, non per guerra, saranno rispediti subito a casa loro. La Commissione Ue per una volta non dà solo torto: tirar su muri è inaccettabile, puntualizza, bloccare i treni o inasprire i controlli no.
Intanto a Vienna sono circa 20mila le persone che hanno preso parte alla manifestazione "Essere umani a Vienna - Contro l'inumano trattamento dei rifugiati", a favore dei profughi che a migliaia ogni giorno arrivano nell'Unione Europea. Per le strade cittadine hanno sfilato anche numerosi agenti di polizia in divisa.
in Islanda il Ministro per gli Affari sociali, Eyglo Hardadottir, ha raccolto l'appello lanciato dalla scrittrice e professoressa Bryndis Bjorgvinsdottir. La scrittrice che ha lanciato l'appello ha chiesto al governo di poter ospitare personalmente rifugiati siriani. In poche ore dal primo appello su Facebook, ma soprattutto sulla piattaforma dedicata alla petizione, hanno risposto 12.600 famiglie registrandosi e offrendo le loro case e le loro risorse, ricordando come non sia la prima volta che la remota isola si muove per aiutare: "I rifugiati sono risorse umane, esperienza e capacità. I rifugiati sono i nostri prossimi sposi, migliori amici, anime gemelle, o i batteristi della band dei nostri figli, i nostri colleghi o miss Islanda 2022, l'idraulico che ci sistemerà il bagno o il pompiere", recita la petizione. Che non è fatta solo di parole, perché le offerte di molte persone riguardano anche i "biglietti aerei".
In Italia, dove il numero di arrivi si è moltiplicato negli ultimi mesi, iniziative di distribuzione di beni di prima necessità si sono diffuse in molte delle città principali, come Milano e Roma, e negli snodi di confine, come Ventimiglia e Bolzano.
Un numero sempre più consistente di cittadini sta esprimendo il proprio dissenso nei confronti delle dichiarazioni ufficiali di chiusura delle frontiere che si sentono reiterare da diversi governi europei in questi giorni.