Ungheria, la nuova Costituzione verso l’autoritarismo

17/09/2015 di Redazione
Ungheria, la nuova Costituzione verso l’autoritarismo

Viktor Orban, premier ungherese preoccupa l'Europa e tutto l'Occidente democratico. Fanno molto discutere molte delle limitazioni contenute all'interno della nuova Costituzione che va verso un autoritarismo netto. Infatti molti i limiti ai diritti civili tra cui quello alla libertà d'espressione,  oltre alla riduzione drastica dell'autonomia delle università. Gli studenti ungheresi sono costretti a rimanere nel proprio Paese dopo la laurea, per un periodo lungo quanto il corso che hanno frequentato e subiscono il divieto di cercare lavoro all'estero. La Costituzione ungherese ha avuto fin dall'inizio un percorso difficile. E' stata adottata nell'aprile 2011 ed è entrata in vigore nel gennaio 2012. Ha suscitato  molti dubbi e critiche e con forti pressioni dall'Unione Europea è stata modificata dalla Consulta per tentare di ridurre la linea autarchica e antidemocratica impressa da Orban, premier nazionalpopulista ed euroscettico. A marzo, il Parlamento non ha più esitato e ha votato a favore di emendamenti che hanno cambiato 14 delle 45 pagine della Costituzione. Il premier Orban  ha esautorato così la Consulta da ogni potere esecutivo, impedendole di contestare quei decreti legge già bocciati dai giudici supremi ed entrati a far parte ora a tutti gli effetti dei principi costitutivi del Paese. L'Università ungherese, il diritto allo studio dei giovani e la loro libertà di movimento oltre i confini nazionali ne escono fortemente lesi. Oltre alla limitazione dell'autonomia delle università, che deriva in parte dalla cancellazione o dalla restrizione di una serie di diritti civili tra cui la libertà d'espressione e di opinione, una delle modifiche più gravi apportate è quella all'articolo 7, che prevede che gli studenti beneficiari di borse di studio pubbliche firmino dei contratti che impediranno loro di cercare lavoro fuori dai confini nazionali. Vale a dire che lo studente dovrà risarcire lo Stato lavorando obbligatoriamente in Ungheria per un periodo lungo almeno quanto il corso di laurea frequentato, in alcuni casi fino a dieci anni. Se violeranno tale legge gli studenti dovranno ripagare le spese degli studi superiori finanziate dallo Stato. A nulla sono serviti i richiami di Bruxelles e quelli della Casa Bianca, oltre alle accuse dell'opposizione al Governo e le proteste di piazza. Tantomeno ha avuto effetto l'appello inviato alla Commissione e alla Corte di giustizia UE dai dissidenti ungheresi e da numerose ong in sostegno dei diritti umani violati dalla nuova Costituzione.