Accordo integrazione: chi non manda i figli a scuola non può restare in Italia

15/10/2015 di Redazione
Accordo integrazione: chi non manda i figli a scuola non può restare in Italia

Sono passati più di due anni dall'entrata in vigore dell' "Accordo di integrazione" tra il soggetto richiedente del permesso di soggiorno e lo Stato. Era il 10 Marzo 2012 quando ai richiedenti veniva chiesto di recarsi presso lo Sportello unico per l'immigrazione e firmare un accordo con il quale il cittadino straniero si impegnava a conseguire entro due anni una conoscenza elementare dell'Italiano (livello A2), una conoscenza sufficiente dei "principi fondamentali della Costituzione", delle "Istituzioni pubbliche" e della vita civile in Italia. Il richiedente quindi si impegnava a far frequentare ai figli la scuola dell'obbligo e dichiarava, attraverso la firma, di aderire alla "Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione" del ministero dell'Interno. Al richiedente veniva chiesto inoltre di frequentare, tre mesi dalla firma, un mini-corso gratuito di "formazione civica e informazione sulla vita civile" della durata totale di 10 ore.
L'integrazione, nel corso di questi due anni, è stata misurata attraverso un calcolo a Punti (o crediti) che son stati associati alle conoscenze linguistiche, corsi frequentati e ai titoli di studio di ogni straniero. Il 30 Settembre 2015, il ministero dell'Interno ha diffuso una circolare di chiarimento con particolare riferimento all'attuale fase conclusiva delle procedure di verifica dell'accordo. Da quanto emerge dalla circolare,  si procederà alla chiusura definitiva della verifica solo in caso di adempimento dell'accordo sulla base del conteggio dei crediti calcolati in ordine della documentazione presentata. Qualora tali crediti (devono essere almeno 30) non siano sufficienti all'adempimento, l'accordo viene prorogato di un anno. Allo scadere dell'anno di proroga, il terzo, l'accordo si chiuderà o per "adempimento"( coloro che rispondono ai requisiti e hanno ottenuto i crediti richiesti) o "inadempimento". In tal caso il richiedente perde il diritto a soggiornare in Italia. Nella circolare però si sottolinea la possibilità, nel caso in cui si creino situazione intermedie, di una chiusura dell'accordo per "inadempimento parziale", che può inoltre penalizzare il richiedente nei provvedimenti discrezionali previsti dal Testo Unico sull'Immigrazione. Sull'obbligo scolastico invece il Ministero non prevede nessun tipo di passaggio ulteriore. L'inadempimento dell'obbligo di istruzione da parte dei figli minori, infatti, determinerà in ogni caso la perdita integrale dei crediti assegnati all'atto della sottoscrizione, di quelli successivamente conseguiti e comporta la risoluzione dell'accordo per inadempimento. In ultimo, colui il quale ha sottoscritto l'accordo di integrazione e poi si è allontanato volontariamente dall'Italia prima che scadesse la carta del permesso di soggiorno, non è tenuto a sottoscrivere altri accordi. La legge prevede infatti che l'accordo venga firmato esclusivamente da coloro che giungono per la prima volta.