Approfondimento, L'Europa e le richieste d'asilo

15/10/2015 di Redazione
Approfondimento, L'Europa e le richieste d'asilo

L'Unione europea sta cercando di compattarsi nella gestione delle politiche d'accoglienza ma la strada da percorrere sembra ancora lunga, non solo per far fronte all'emergenza migratoria degli ultimi mesi ma anche per la risoluzione dei gap strutturali che differenziano l'intero sistema d'accoglienza dei paesi europei.
Benché non sia ancora sottoscritto a Bruxelles un accordo complessivo sulle quote per il ricollocamento dei migranti, a causa anche della ferma opposizione dei Paesi dell'est Europa, le linee guida sull'immigrazione stabiliscono una ripartizione basata su quattro parametri: pil, popolazione, livello di disoccupazione e rifugiati già presenti sul territorio nazionale. L'Italia, secondo questo schema di ricollocamento, è il terzo paese dopo Germania e Francia e sta già accoglienza un numero di richiedenti asilo equivalente alla quota prevista.
Nonostante le sollecitazioni della Commissione europea a lavorare a un diritto d'asilo comunitario, la gestione delle pratiche dei richiedenti asilo e dei servizi per i rifugiati registra delle differenze sostanziali da paese a paese.

Quanti sono i richiedenti asilo
L'Unhcr stima che siano 866.000 circa le domande d'asilo presentate nel 2014 nei paesi industrializzati del mondo e che la cifra rappresenti l'aumento più significativo dal 1980. Di queste, sono state registrate in Europa 714,300 richieste, il 47% in più dell'anno precedente. Gli Stati dell'UE ricevono complessivamente l'80% delle richieste d'asilo sul continente europeo, con una concentrazione maggiore nei paesi del nord: circa il 30% delle domande arrivano in Germania e il 13% in Svezia, che nel 2014 ha registrato un notevole incremento, ricevendo circa il 70% delle nuove richieste in nord Europa. Anche se il sud Europa continua a rappresentare una meta meno ambita del ricco nord, nel 2014 le richieste d'asilo sono aumentate del 95%, raggiungendo quota 170.000, con una buona concentrazione in Italia.
Tra i vari paesi si registrano gap enormi sul fronte dell'accoglienza, sia per il numero di domande accettate e respinte, sia per i costi e i tempi che di per sé diversificano gli iter delle domande d'asilo.
Secondo una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa e da Open Society Foundation, nei Paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande esaminate. Il dato non è omogeneo: si passa dal 9,4% in Ungheria al 76,6% in Svezia. Dato interessante, si riscontrano diverse percentuali di accettazione a seconda della nazionalità. A cominciare dai siriani (122mila richiedenti asilo in Europa nel 2014): le loro domande hanno percentuali di accoglimento molto alte in Svezia (99,8%), Francia (95,6%) e Germania (93,6%). Ben più basse in Ungheria (69,2%) e Italia (64,3%).
Presentare una richiesta d'asilo è anche molto costoso. Secondo un report presentato nel 2013 da Eurasylum e Ramboll per la Commissione europea, i costi per la presentazione di una richiesta d'asilo in Europa oscillano fra i 1.477 euro ai 30.755. Le attuali pratiche per un visto nell'area Schengen continuano a essere molto onerose e complicate per i richiedenti, a causa delle lunghe procedure e dei tanti documenti da presentare, spesso difficili da reperire per i migranti.

 L'accoglienza per i migranti e richiedenti asilo
In tutti i paesi europei sono presenti centri specializzati per i richiedenti asilo. Nel luglio 2014 la Corte europea aveva stabilito che un richiedente asilo dovesse essere detenuto in centri appositi, dove fosse possibile svolgere la verifica della domanda.
La rete dell'accoglienza in Italia è gestita dal ministero dell'Interno e si articola in diverse forme: i centri di accoglienza (Cpsa, Cda, Cara), centri di identificazione ed espulsione (Cie) e strutture temporanee del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Quest'ultimo, istituito dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Viminale, è affidato all'Anci (l'associazione dei comuni italiani).
I centri di accoglienza per migranti garantiscono la prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione. Lo straniero che richiede la protezione internazionale viene inviato nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Coloro che sono arrivati in Italia in modo irregolare e accusati di immigrazione clandestina, sono invece detenuti nei Cie, centri di identificazione ed espulsione. I tempi di permanenza sono variabili e oscillano in media fra i 30 e i 60 giorni.
I migranti ospitati attualmente in Italia nei diversi centri governativi, in quelli temporanei e nella rete di accoglienza del Servizio centrale di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) sono 86.000. Di questi, 48.437 sono ospitati in strutture temporanee.

 I costi e i tempi dell'accoglienza
in Germania, un richiedente in un centro d'accoglienza riceve al mese143 euro, 216 euro se si trova in un'altra sistemazione. In più sono garantiti vitto, riscaldamento, abiti e prodotti sanitari, oltre che i corsi di tedesco. In Gran Bretagna è prevista una forma di reddito per chi ottiene lo status di rifugiato, che ammonta a 373 euro per una coppia e a 226 euro per un solo genitore.
La Svezia è il paese più virtuoso: appena un mese per ricevere l'esisto della domanda d'asilo, grazie all'efficienza della Migrationsverket, l'agenzia svedese per l'immigrazione. Il richiedente asilo ha diritto a un'indennità mensile di 76 euro per adulto e i bambini possono andare a scuola anche prima che la richiesta d'asilo sia accolta. In teoria, anche in Italia le richieste d'asilo dovrebbero essere esaminate entro 30 giorni, ma stando alla stima della banca dati SPRAR, il periodo di attesa si aggira mediamente attorno ai 12 mesi.
Da quanto emerge da un monitoraggio condotto dal Cestim, svolto nell'arco di tempo intercorso tra novembre 2013 e settembre 2014, «non esistono prassi certe, durature nel tempo, e attuate con la stessa modalità da tutti i funzionari dello stesso ufficio. Esistono due tipi di utenti dell'ufficio immigrazione, quelli che risiedono in un centro di accoglienza e che vengono accompagnati su appuntamento dagli operatori dei centri stessi, e quelli che si recano da soli in questura e che devono affidarsi alla fortuna, al proprio intuito e al proprio senso pratico per riuscire a ottenere dall'ufficio quello che è un proprio diritto. Quando una persona è vittima di una prassi illegittima senza il sostegno di un operatore legale o di un avvocato, difficilmente riesce a far valere i propri diritti a causa delle barriere linguistiche e fisiche che incontra all'ufficio immigrazione».
Altra questione è quella legata ai tempi di rilascio del permesso di soggiorno per protezione internazionale e umanitaria. In base a un campione di 30 casi monitorati, si è rilevato che successivamente alla richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, l'appuntamento per il foto segnalamento veniva dato a distanza di minimo un mese e massimo quattro mesi. Dopo il quale, il richiedente doveva attendere minimo due mesi e massimo tredici per il rilascio del permesso di soggiorno, con una media di cinque mesi di attesa. Le statistiche dicono che la media del tempo di attesa totale è superiore ai sei mesi.
Le richieste d'asilo sono esaminate dalla Commissione Nazionale per il diritto d'asilo e dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione internazionale. Le commissioni territoriali, 7 con la legge Bossi-Fini, sono state incrementate con decreto ministeriale del 10 novembre 2015 e saranno 19 fino al termine del 2015, dislocate sul tutto il territorio nazionale. L'aumento delle commissioni è stato necessario al fine di fare fronte all'eccezionale incremento delle domande d'asilo.
A oggi, sono 78.000 i migranti che hanno ottenuto lo status di rifugiato in Italia. Secondo i dati del Consiglio italiano per i rifugiati Onlus, delle 64.886 domande presentate nel 2014, la Commissione Nazionale per il Diritto d'Asilo ne ha esaminate, nel corso dello stesso anno, appena 36.330. L'analisi dei dati mostra un incremento del 143,7% delle richieste d'asilo rispetto all'anno precedente. Di fronte a questa crescita delle richieste, le Commissioni registrano una notevole difficoltà a esaminare le domande in tempi certi.
La situazione appare molto critica anche in Francia: in un'intervista a Carolina Kobelinsky, antropologa che ha lavorato sulla politica di accoglienza e assistenza dei richiedenti asilo in Francia, per Meltingpot, emerge che le attese per i migranti iniziano anche ben prima della richiesta d'asilo, poiché costretti ad accamparsi fuori alle prefetture in attesa di essere ricevuti. Kobelinsky sostiene che anche successivamente, nei centri per richiedenti asilo, «l'attesa può essere la vera e propria attività». Il sistema d'accoglienza francese prevede due tipi di centri, detti CADA: quelli collettivi e quelli "éclaté". Quelli collettivi sono molto vicini al modello italiano, mentre gli altri hanno pochi posti e si trovano spesso al centro delle città. Al di là dell'ubicazione, i servizi offerti sono pressapoco gli stessi, con piccole variazioni a seconda del metodo di lavoro dell'associazione che li gestisce. Attualmente, in Francia esistono 271 CADA, che possono ospitare 21.140 persone. Nel 2011 l'OFPRA ha ricevuto 40.464 nuove domande di asilo, a cui devono essere aggiunti i procedimenti avviati in precedenza ma che ancora non hanno ricevuto una risposta e coloro che hanno chiesto un riesame della domanda dopo aver ricevuto una risposta negativa
Nel 2014 per l'accoglienza l'Italia ha speso 628 milioni di euro. Nel 2015 se ne prevedono 800, con una spesa di circa 35 euro al giorno per rifugiato. Dei 2,4 miliardi stanziati dalla Commissione europea per l'accoglienza, circa 560 milioni sono riservati all'Italia.

 Il reato di immigrazione clandestina
Se l'Ungheria e la penisola balcanica sono state al centro delle polemiche per il trattamento e il respingimento dei migranti, è il caso di ricordare che, mentre si discute di politiche d'accoglienza, nei fatti l'Europa è diventata una fortezza: lo stato spagnolo  ha intensificato ormai da diversi anni i sistemi di vigilanza radar su tutta la costa ed eretto veri e propri muri di filo spinato nei punti sensibili.
La Francia, che negli ultimi tempi occupa le prime pagine dei giornali europei per i respingimenti a Calais e al confine con l'Italia, prevede il reato di immigrazione clandestina con pena detentiva fino a un anno.
In Gran Bretagna il reato di immigrazione clandestina è punito con una sanzione pecuniaria o con la detenzione fino a 6 mesi. La carcerazione rischia però di essere protratta a tempo indeterminato in caso il Paese non riesca a procedere con l'espulsione.
Anche in Germania c'è il reato di immigrazione clandestina, punibile, oltre che con sanzioni pecuniarie, con la reclusione fino a 3 anni. I clandestini possono restare nei centri di accoglienza fino a un anno e mezzo e saranno successivamente respinti. Proprio in queste ultime settimane, il governo tedesco ha presentato un disegno di legge che, se da un lato prova a snellire le procedure d'accoglienza sull'onda dell'emergenza migratoria degli ultimi mesi, dall'altro facilita l'iter delle espulsioni.