CEI: vademecum per le diocesi su accoglienza e gestione delle emergenze migranti

22/10/2015 di Redazione
CEI:  vademecum per le diocesi su accoglienza e gestione delle emergenze  migranti

Il Consiglio Permanente della Cei ha diffuso un Vademecum con una serie di indicazioni pratiche per le diocesi italiane sull'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati. La Chiesa italiana indica così alle comunità locali chi, dove, come, quando accogliere, in risposta all'appello lanciato da Papa Francesco all'Angelus dello scorso 6 settembre alle parrocchie, alle comunità religiose. Diocesi, parrocchie e comunità religiose accolgono attualmente circa 22 migranti ma evidentemente il numero dovrà crescere. L'obiettivo è quello di costituire un equipe composta da diocesi e volontari delle parrocchie,  capaci di rispondere a situazioni di emergenza.
Il vademecum insiste sul creare un percorso di formazione e informazione della comunità con percorsi che possono essere curati da Caritas e Migrantes a livello regionale e diocesano. Sarà la Caritas a curare la circolazione delle informazioni sulle modalità di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati in parrocchie, famiglie, le comunità religiose, nei santuari e monasteri e raccoglierà le disponibilità all'accoglienza. Per quanto riguarda i luoghi dell'accoglienza il vademecum suggerisce locali della parrocchia o appartamenti in affitto o in uso gratuito, presso famiglie, in una casa religiosa o monastero, negli spazi legati a un santuario, che spesso tradizionalmente hanno un hospitium o luogo di accoglienza dei pellegrini, acquisite le autorizzazioni canoniche ove prescritte. Possono essere accolte famiglie, persone della stessa nazionalità che hanno presentato la domanda d'asilo e sono ospitati in un Centro di accoglienza straordinaria (CAS), chi ha visto accolta la propria domanda d'asilo e rimane in attesa di entrare in un progetto SPRAR, chi ha avuto una forma di protezione internazionale (asilo, protezione sussidiaria e protezione umanitaria), ha già concluso un percorso nello SPRAR e non ha prospettive di inserimento sociale, per favorire un cammino di autonomia .
Per i minori non accompagnati, il percorso di accoglienza è attivabile nello SPRAR. Per la delicatezza della tipologia di intervento, in termini giuridici, psicologici, di assistenza sociale, intrinseci alla condizione del minore non accompagnato, il luogo più adatto per la sua accoglienza non è la parrocchia, ma la famiglia affidataria o un ente accreditato come casa famiglia.
Leggi tutto il vademecum