Commissione Europea valuta flessibilità sul Patto di Stabilità per Austria, Belgio e Italia

29/10/2015 di Redazione
Commissione Europea valuta flessibilità sul Patto di Stabilità per Austria, Belgio e Italia

A causa delle crisi dei rifugiati, potrebbe essere possibile sfondare il parametro del 3% del deficit pubblico previsto dal Patto di stabilità. Questa è la possibilità che si è aperta con le dichiarazioni del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker di fronte al Parlamento europeo. Junker ha fatto sapere agli stati membri che sarà aggiunta una dose di flessibilità sul Patto di Stabilità per far fronte alle spese di budget destinate all'emergenza migratoria. La dichiarazione arriva dopo precise sollecitazioni dell'Italia, dell'Austria e del Belgio sull'argomento, paesi oggi in prima linea nell'accoglienza dei migranti. Un'apertura significativa quella di Bruxelles, che fino a ora si era mostrata irremovibile sul tema dei vincoli di bilancio. I tre paesi avevano già chiesto il 15 ottobre scorso, alla scadenza per la presentazione dei progetti di finanziaria, di poter applicare la clausola del Patto di Stabilità che prevede uno sfondamento del 3% sul deficit in caso di avvenimenti eccezionali, senza subire sanzioni. Questo sfondamento sarebbe pari allo 0,2% del Pil per l'Italia, 3-4 miliardi in più, per dirla in soldoni. Per l'Austria un miliardo e per il Belgio 350 milioni di Euro.L'atteggiamento di Juncker resta cauto e le valutazioni saranno fatte caso per caso. Il presidente ha inoltre precisato che questa flessibilità non sarà applicata a quei paesi che non stanno registrando ingenti spese sull'immigrazione o che non fanno sufficienti sforzi per rispettare i parametri europei. Probabilmente il monito si riferiva alla Francia, che ha dato disponibilità per accogliere appena 30 mila rifugiati - a fronte di una Germania che prevede di ricevere 800 mila richieste d'asilo nel solo 2015 - e che non rispetterà il vincolo del 3% sul deficit prima del 2017). Juncker ha ricordato, nelle stessa occasione, che sono al momento insufficienti gli sforzi dei paesi membri nella gestione collaborativa dell'emergenza: sono solo 8 i paesi che hanno inviato degli ufficiali di collegamento in Italia e appena 3 in Grecia, per garantire il corretto funzionamento degli hotspot. La redistribuzione con il sistema di quote non è stata, di fatto, avviata. 9 paesi che hanno dato disponibilità ad accogliere un numero di profughi che non supera il migliaio di persone. Il peggioramento delle condizioni in Siria, che sta facendo seguito dell'offensiva russa provocherà la messa in cammino di circa 120 mila persone nei prossimi mesi. E se gli stati non mantengono le promesse, Bruxelles farà fatica a trovare le risorse necessarie per sostenere la cosiddetta crisi dei rifugiati.  La Commissione Europa ha previsto la destinazione di 10 miliardi di euro del budget comunitario del prossimo anno per le politiche d'accoglienza, ma i fondi non sono infiniti. L'Europa, insomma, funziona se gli stati la fanno funzionare.