Corsi universitari gratuiti per rifugiati all’università Orientale di Napoli

08/10/2015 di Redazione
Corsi universitari gratuiti per rifugiati all’università Orientale di Napoli

L'università, oltre al compito di garantire il diritto allo studio ha anche quello di favorire l'integrazione delle persone che vivono nel nostro paese. Arriva, per la prima volta in Italia, in Senato accademico e in Consiglio d'Amministrazione dell'Orientale di Napoli,  la proposta di borsa di studio per i rifugiati. Coloro che arrivano nel nostro paese hanno una storia e spesso una formazione secondaria superiore o universitaria. Oltre il 53% degli stranieri presenti in Italia, infatti, ha conseguito un titolo di laurea (dati Gruppo Cerfe). E' però raro che siano in possesso di documenti che certificano il loro precedente percorso di formazione o vi è, più semplicemente, un problema di validità e si rischia di vedere il proprio titolo dequalificato. Se si parla poi di ottenere la validità di una laurea non comunitaria in Italia è infatti una questione spinosa .Per alcuni titoli si prevede  l'equiparazione e, nella maggior parte dei casi, il superamento di esami aggiuntivi. Per non parlare dei bandi delle Università, che chiedono sempre come requisito la cittadinanza italiana o comunitaria, fatta eccezione, in alcuni casi, per i dottorati. Chi quindi non è italiano, non può accedere agli assegni di ricerca né concorrere per i bandi da ricercatore. Dopo anni di studio, dunque, magari anche dopo una specializzazione presa in un'Università italiana, è molto raro che un cittadino non comunitario riesca a trovare un lavoro che abbia qualcosa a che vedere con gli studi che ha fatto. Ma il discorso è complesso, e va inserito in un contesto più ampio: la crisi che sta vivendo il "lavoro istruito" nel nostro paese, la mancanza - tipicamente italiana - di una richiesta di personale tecnico qualificato straniero, la carenza di una decisa volontà politica e culturale di creare una società davvero multietnica. Sorprende quindi la proposta del Rettore Elda Morlicchio, accolta da entrambi gli organi decisionali dell'ateneo, di aprire le porte della sua università a tutti coloro che risultino idonei allo status di rifugiato mettendo a disposizione le risorse dell'ateneo per l'intera durata legale del corso di laurea al fine di rendere concreta, finalmente, una prospettiva lavorativa.