Cosenza, sgomberata tendopoli comunità Rom. La deficitaria politica di assistenza e integrazione

15/10/2015 di Redazione
Cosenza, sgomberata tendopoli comunità Rom. La deficitaria politica di assistenza e integrazione

Cosenza, nella serata del 12 ottobre, ha rappresentato un ennesimo esempio  di quando le misure di polizia e le sanzioni penali di una condizione esistenziale spostano i problemi e radicalizzano la marginalità. La storia del campo Rom sgomberato a Cosenza inizia con un decreto del 1 ottobre 2009. Il prefetto, sulla base di una segnalazione della questura, ne disponeva l'allontanamento dal territorio nazionale, entro il termine di trenta giorni, con divieto di reingresso per cinque anni dall'effettivo allontanamento. L'11 Novembre dello stesso anno, questo provvedimento è stato annullato per vizio di forma in quanto le motivazioni addotte (impossibilità di dimostrare mezzi di sostentamento leciti, assenza di dimora insieme all'impossibilità di indicare una data di effettivo ingresso in Italia) non costituivano una minaccia ai valori della convivenza ma semplicemente una condizione di precarietà esistenziale nella quale la comunità viveva, in modo stanziale e continuativo da diversi anni, nell'insediamento informale di Vaglio Lise, lungo il fiume Crati. Poche settimane dopo l'annullamento però, il Giudice delle indagini preliminari disponeva il sequestro preventivo dell'area per ragioni connesse alla situazione di degrado, commissioni di reati nella stessa zona, occupazione abusiva e scarico di materiali tossici. Lo stesso giudice però, considerando che l'esecuzione del sequestro comportava lo sgombero delle persone che occupavano l'area, rinviava l'esecuzione della misura a Marzo per consentire alle autorità locali di adottare i necessari interventi per dare assistenza alle famiglie al fine di bilanciare l'esigenza pubblica con la tutela dei diritti di assistenza e d'accoglienza. Nel giugno 2015 la comunità rom romena viene spostata dapprima e per un breve periodo presso Ferrhotel, situato nelle vicinanze, per poi esser ricollocati in via quasi definitiva all'interno della tendopoli. Pochi mesi dopo, siamo ad ottobre. Difronte alla situazione divenuta con il passare del tempo di emergenza a causa della presenza di 450 persone all'interno della tendopoli, le diverse denunce sulle condizioni degradanti all'interno da parte delle associazioni che si sono recate sul posto e il regime di controllo h24 previsto contro cui si è mobilitata la comunità romena, la soluzione offerta dal Comune di Cosenza, prima dello sgombero, consisteva in un versamento della somma di 600 euro a nucleo familiare e altri 300 euro per ogni ulteriore membro, oltre il capo famiglia, al fine di permettere alle famiglie di allontanarsi, permettersi un affitto o di pagarsi un biglietto senza ritorno diretto verso casa. Il sussidio si sarebbe dovuto reperire, secondo l'amministrazione, direttamente dalle casse di emergenza del Comune. In data 6 ottobre si è svolto l'incontro con il prefetto che aveva come ordini del giorno la  gestione dei suddetti sussidi oltre che fare un punto sulla gestione dell'emergenza. A seguito di questo incontro si è evidenziata una mancata visione d'insieme e la totale assenza di un progetto complessivo, capace di prevedere politiche di accoglienza e integrazione che non fossero limitate all'allestimento di una tendopoli dove parcheggiare le famiglie o, peggio, all'elargizione di denaro pubblico in cambio di una generica promessa di lasciare la tendopoli e trovarsi una sistemazione dignitosa. Dopo sei giorni dall'incontro e il conseguente silenzio dell'amministrazione, giunge  lo sgombero forzato, non preannunciato e per questo illegale. Diverse famiglie sono rimaste li la notte, alla tendopoli senza più tende, in assenza di alternativa. Si è improvvisato un alloggio di fortuna per la notte con teli e coperte mentre, altri della comunità, si son spostati nella città vecchia nel tentativo disperato di trovare un'altra sistemazione all'interno delle case abbandonate. Una pagina politica buia che fa emergere un assenza di politiche inclusive, un sistema di welfare disatteso.
Insorto a tre ore dallo sgombero il Garante per l'infanzia che ha chiesto di poter ripristinare delle tende per i minori in condizioni di salute precarie presenti nella tendopoli. Cosi le tende sono tornate, ma solo per alcuni.
Alla fine, a pagare il prezzo dell'insipienza e dell'incapacità della politica sono state le minoranze, coloro che vivono una situazione di disagio e povertà oltre che di discriminazione all'interno di una emergenza che l amministrazione di una città inevitabilmente pone.