Il piano Ue per i Balcani

29/10/2015 di Redazione
Il piano Ue per i Balcani

Per far fronte all'emergenza migranti sulla rotta dei Balcani saranno accolte 100 mila persone nei centri di accoglienza di cui la metà in Grecia. La registrazione dei migranti in arrivo diventa la priorità assoluta. Lo ha annunciato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker al termine del mini-summit sull'emergenza migranti cui hanno partecipato i paesi membri Ue dell'Europa centrale e orientale. Austria, Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Romania, Slovenia e Ungheria hanno approvato un piano in 17 punti che prevede più polizia di frontiera per identificare i profughi, 100 mila posti di accoglienza lungo la rotta balcanica e maggiori controlli ai confini.  Il vertice è arrivato in seguito all'approvazione di nuove leggi speciali da parte della Slovenia, ultimo di una serie di paesi che stanno rispondendo all'ondata migratoria rafforzando i confini e conferendo maggiori poteri alle forze di polizia e all'esercito. Il presidente Juncker ha infatti chiarito che l'obiettivo del summit straordinario era quello di evitare che i diversi paesi sulla rotta balcanica continuassero a prendere decisioni unilaterali che si ripercuotono sugli altri paesi, come chiudere temporaneamente le frontiere. Proprio la chiusura da parte dell'Ungheria e della Croazia è stata la causa del dirottamento di centinaia di persone verso altri paesi, come la Slovenia, che l'Ue ha deciso di sostenere inviando nel paese 400 agenti di frontiera. Per queste ragioni al vertice sono stati invitati anche paesi esterni all'Unione Europea come la Serbia, la Macedonia e l'Albania. Juncker ha dichiarato che nel 2015 non è possibile che le persone siano lasciate a dormire in strada e che l'imperativo di questa fase è offrire accoglienza. Circa 250mila profughi hanno attraversato i Balcani dalla metà di settembre, la maggior parte di loro sono in fuga dalla Siria, dall'Iraq e dall'Afghanistan. Il proposito dell'accordo di aumentare la capacità di fornire rifugio temporaneo, cibo, acqua e assistenza sanitaria, a quanti ne abbiano bisogno attivando, quando necessario, il meccanismo di Protezione Civile Ue; la Grecia aumenterà la sua capacità di accoglienza per 50.000 persone, con forme di assistenza di diverso genere. Sono previsti aiuti economici sia alla Grecia che all'Unhcr. La Grecia dovrà però impegnarsi nelle procedure di riconoscimento dei richiedenti asilo ed essere rapida delle espulsioni per coloro che non ne hanno diritto. Nel Mar Egeo sarà inoltre rafforzata l'operazione Poseidon, il pattugliamento delle coste turche e greche da parte dei mezzi dell'Unione europea. Un'unità di Frontex sarà schierata al confine tra Grecia e Macedonia e tra Grecia e Albania, per aiutare a identificare i profughi che non sono stati identificati in Grecia.