La Slovenia si sente invasa e mobilita l'esercito

22/10/2015 di Redazione
La Slovenia si sente invasa e mobilita l'esercito

Dopo la chiusura delle frontiere in Ungheria è aumentata la pressione ai confini sloveni, dei migranti che cercano di raggiungere l'Austria e la Germania. Secondo i dati delle autorità, in Slovenia si è toccato il picco di 8 mila transitanti al giorno, per un paese abitato da 2 milioni di persone. L'attraversamento delle frontiere avviene per lo più attraverso i boschi, aggirando i varchi ufficiali. La Slovenia è perciò intenzionata a limitare l'afflusso di migranti a circa 2500 persone al giorno, in linea con le possibilità del Paese di registrare le persone e accoglierle. 
Di fronte a questa situazione, il governo ha approvato una legge bipartisan che estende i poteri d'intervento dell'esercito, attualmente limitati all'assistenza, in casi di emergenza. La legge, approvata quasi all'unanimità (66 sì contro 5 no) prevede che l'esercito possa essere schierato con funzioni di polizia e possa avvisare, dirigere e temporaneamente limitare la libertà di movimento delle persone. Queste nuove misure possono essere attivate in situazioni eccezionali e per tre mesi, prorogabili.
La Slovenia ha fatto anche appello a un maggiore solidarietà europea, definendo deludente l'aspettativa che piccoli paesi da soli possano affrontare la crisi umanitaria in corso. Il riferimento, ovviamente, è alle accuse che il paese ha mosso al governo di Vienna, ritenuto poco collaborativo nella gestione del flusso di migranti. Proprio qualche notte fa ci sono stati degli incidenti al confine con l'Austria, dove gruppi di profughi stavano ammassati in attesa di riuscire a varcare il confine. Alcune tende sono andate a fuoco e la polizia slovena è intervenuta sul posto con gli idranti.
L'UNHCR  ha detto che circa 4 mila persone sono arrivate in Slovenia negli ultimi giorni e che altre 4 mila si trovano in attesa nel centro di accoglienza di Opatovac, in Croazia. Nella mattina del 19 ottobre, il governo croato ha inviato un nuovo treno al confine con la Slovenia, con circa altre 1.800 persone. All'arrivo i migranti si sono trovati schiacciati fra due schieramenti di polizia, quella slovena e quella croata. Per ore hanno cercato di varcare il confine, ma la polizia slovena ha consentito l'ingresso solo a piccoli gruppi, dando la priorità ai più vulnerabili, ma bloccandone oltre mille all'ingresso.
Il flusso di migranti di passaggio in Slovenia è aumentato improvvisamente dalla notte fra venerdì 16 e sabato 17 ottobre, in conseguenza alla chiusura della frontiera fra Croazia e Ungheria. La decisione del governo ungherese era già stata annunciata e in previsione di questo provvedimento, i governi croato e sloveno avevano già raggiunto un accordo di massima. La chiusura del confine fra Croazia e Ungheria ha fatto entrare la Slovenia nelle rotte dei migranti verso la Germania. Nel mese di settembre i migranti transitanti in Slovenia erano stati 3 mila, mentre oggi questi numeri possono raggiunti in un solo giorno.
Vista la tensione in continua crescita, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha convocato per domenica 25 ottobre un vertice a Bruxelles con i leader dei paesi balcanici e del centro Europa per discutere dell'emergenza nei paesi che si trovano sulle rotte dei flussi migratori.
Parteciperanno i leader di Austria, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Germania, Grecia, Ungheria, Romania, Serbia e Slovenia, secondo la nota ufficiale. Italia, Francia e Spagna non ci sono, ma un portavoce dell'esecutivo ha assicurato che nessun paese è stato escluso dal vertice, ma semplicemente non convocato e che altri contributi concreti e costruttivi saranno i benvenuti. La lista dei partecipanti si prevede destinata a allungarsi.