Lampedusa: al via gli “hotspot”

15/10/2015 di Redazione
Lampedusa: al via gli “hotspot”

Il 23 settembre il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha comunicato al vertice dei capi di stato e di governo l'inizio delle operazioni per il programma europeo di ricollocamento di migranti. Fra gli strumenti identificati figurano gli hotspot, "punti di crisi" ,nella versione italiana dei documenti prodotti in sede comunitaria. Gli hotspot vengono pensati come centri di identificazione e registrazione dei migranti (rilevamento delle impronte digitali, foto segnalazione) negli stessi luoghi d'arrivo: al momento si parla di Italia e Grecia. Lampedusa, da inizio ottobre, accoglie il primo "Hotspot in via sperimentale" ma altri centri, in Italia, sono designati per diventarlo: Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani e Taranto. Sono chiamati a collaborare: personale italiano, l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (Easo), l'Ufficio di polizia europeo (Europol), l'agenzia per la cooperazione giudiziaria (Eurojust) e Frontex, agenzia per la gestione delle frontiere esterne. L'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) mette a disposizione personale con formazione giuridica per fornire supporto ai funzionari Easo nel dare le informazioni legali ai migranti in arrivo, spiegare quindi ai migranti il funzionamento del piano di ricollocamento nei paesi dell'Unione Europea in base alle quote, oltre ai loro diritti e ai loro obblighi di richiedenti asilo. I Paesi di prima accoglienza definiscono subito quali siano i soggetti che hanno diritto a una procedura per il riconoscimento dell'asilo, i quali verranno immediatamente inseriti nella procedura mentre Frontex aiuta gli stati membri a coordinare le procedure di  rimpatrio per i cosiddetti "migranti economici" non contemplati nella procedura di ricollocamento. Il ricollocamento riguarderà i richiedenti asilo arrivati in Italia tra il 16 settembre 2015 e il 7 settembre 2017, cioè nel periodo di due anni indicato dal Consiglio europeo. Potrà però riguardare anche quelli arrivati in Italia dal 15 agosto di quest'anno a condizione che abbiano fatto domanda per il riconoscimento della protezione internazionale. Ci appare evidente l'assenza di un ragionamento ampio sulla questione che contempli situazioni emergenziali diverse mentre sempre di più è la distinzione tra coloro definiti "migranti economici" per i quali è previsto il rimpatrio, e profughi in fuga da situazioni di guerra. Un gran numero di migranti, infatti, rifiuta l'identificazione al momento dell'arrivo per tentare di raggiungere altri paesi dell'Unione. Come previsto dalla legge, le autorità italiane sono obbligate a lasciarli andare entro 48ore. Inoltre, la necessità di rimpatriare un numero crescente di migranti, con tutta probabilità, richiederà un allargamento del sistema di trattenimento e la conseguente apertura di nuovi CIE (Centri di identificazione ed espulsione) dei quali, invece, indichiamo la necessità di una chiusura definitiva perché divenuti, nei fatti, dei centri detentivi che mettono costantemente a rischio i diritti umani.