Le foto delle famiglie tedesche che ospitano i migranti

29/10/2015 di Redazione
Le foto delle famiglie tedesche che ospitano i migranti

Naturalmente i tedeschi hanno una parola anche per questo: Willkommenskultur, che si può tradurre in "cultura dell'accoglienza". Un termine nato durante lo sviluppo economico tedesco nel secondo Dopoguerra, per incoraggiare i migranti qualificati a trasferirsi nella Germania dell'Ovest e che oggi è stato rispolverato per rappresentare la generosità tedesca di fronte all'emergenza migrazioni degli ultimi mesi. Mentre molti governi europei hanno serrato le frontiere per ostacolare l'afflusso di migranti, la Germania ha aperto le porte a oltre 270 mila richiedenti asilo nel solo mese di settembre. Alla recente apertura ai profughi di Angela Merkel sono seguite proteste e incidenti guidati da una minoranza xenofoba dal retaggio nazionalsocialista. Il movimento Pegida (acronimo di Patrioti contro l'islamizzazione dell'Occidente) ha festeggiato il primo anno con un comizio dei leader in una piazza di Dresda. Nonostante l'apparente, e preoccupante, successo delle manifestazioni promosse dal movimento, un vero radicamento si è avuto in appena tre città, tutte nei territori dell'est: Dresda, Erfurt e Lipsia. La Germania dell'Est si sposta sempre più a destra, complice la crisi economica che ha colpito più duramente questa parte del paese, meno industrializzata e da sempre fanalino di coda rispetto alle analoghe città dell'ovest. Anche nel sud, in Baviera, c'è molto consenso attorno ai cristiano-democratici che criticano la nuova linea Merkel sulle politiche migratorie. La Cancelliera ha recentemente risposto alle critiche dicendo che se fosse costretta a scusarsi per aver mostrato un volto amico in risposta all'emergenza, la Germania non è il suo paese. Tuttavia, molte sono ancora le difficoltà, dovute soprattutto alla lentezza della macchina burocratica, costringendo ancora tante persone a dormire per strada, in attesa di poter fare domanda d'asilo. Nel mese di settembre il fotografo danese Joakim Eskildsen ha trascorso del tempo a Berlino con molti siriani e afghani che avevano abbandonato le loro case nella speranza di un futuro migliore. Eskildsen ha cercato di descrivere un viaggio che non termina con l'arrivo nella terra promessa. Le possibilità di ricostruirsi una nuova vita dipendono molto dalla fortuna, dalla velocità con cui si riesce a fare domanda d'asilo, dagli incontri con le reti di solidarietà o dalla separazione dalle famiglie. Il fotografo ha immortalato la realtà di chi arriva ed è rimasto piacevolmente sorpreso dal clima di solidarietà e dalla notevole presenza dei volontari dove c'è bisogno: tanti progetti, corsi di lingua e di cucina, assistenza di ogni genere. E in tutta la contea sono tante le famiglie che hanno aperto le loro case agli stranieri in fuga. Da qui l'idea di un progetto fotografico che ci offre uno sguardo sull'accoglienza tedesca e anche sul senso dell'ospitalità di chi è arrivato. Il fotografo ha immortalato anche le situazioni più disagiate, ha fatto visita ai migranti che vivono in rifugi temporanei e nei campi permanenti e spiega, sulle colonne del Time inglese, di essere rimasto stupito dall'ospitalità degli ospiti che sempre gli hanno offerto cibo, tè o caffè