A Roma doppia presentazione su Hotspot e prassi illegittime: il percorso a ostacoli dei richiedenti asilo

05/11/2015 di Redazione
A Roma doppia presentazione su Hotspot e prassi illegittime: il percorso a ostacoli dei richiedenti asilo

Venerdì 30 ottobre presso la Corte d'Appello di Roma, si è svolta un'interessante iniziativa sul tema del diritto d'asilo organizzata dal Centro operativo per il diritto all'asilo (Coda) e Lunaria. Il dibattito si è svolto attorno a due elementi chiave: il quadro normativo, tenendo conto dei cambiamenti relativi all'introduzione del nuovo sistema di hotspot, introdotti nell'agenda europea sulla migrazione presentata nel maggio scorso dalla Commissione Europea, e le prassi illegittime che continuano a essere perpetuate ai danni dei richiedenti asilo.Nel rapporto Watch Dog presentato da Lunaria emerge chiaramente come i provvedimenti legislativi in Italia si siano concentrati sulla gestione dell'emergenza e in maniera insufficiente su "quelle riforme di carattere strutturale che sarebbero necessarie per cambiare l'indirizzo delle politiche migratorie sull'asilo e sulla lotta contro le discriminazioni e il razzismo". Sarebbe invece auspicabile un'azione politica e legislativa orientata garantire i diritti di cittadinanza, accompagnata anche dalla riapertura dei canali d'ingresso legale per i migranti economici nel nostro Paese.
Nel rapporto si legge che delle 94 proposte di legge presentate sui temi della cittadinanza, riforma della disciplina in materia d'immigrazione e sulle discriminazioni e il razzismo, solo 37 hanno iniziato l'esame e solo una sia attualmente in discussione alla Camera.
Secondo Lunaria, vi sono scelte politiche e normative che il nostro Paese potrebbe adottare da subito, anche unilateralmente e a livello nazionale, se il Governo e il Parlamento superassero l'approccio emergenziale che ha caratterizzato l'attività degli ultimi anni.
Si è molto lontani, per esempio, dal riconoscimento del diritto di voto amministrativo ai cittadini stranieri stabilmente soggiornanti in Italia o dall'approvazione di una riforma lungimirante della legge sulla cittadinanza.
Altrettanto necessario sarebbero delle proposte di legge finalizzate alla chiusura dei Cie e all'allestimento di un sistema nazionale di accoglienza.
Il Centro Operativo per il Diritto d'Asilo (Coda) nasce nel 2013 con l'intento di monitorare le prassi illegittime della Pubblica Amministrazione nei confronti di richiedenti asilo e rifugiati politici nel territorio di Roma. Tra il 2014 e il 2015 gli operatori di Coda hanno concentrato l'attenzione soprattutto sullo Sportello Profughi dell'Ufficio Immigrazione di Roma, istituzione che riveste un ruolo di primaria importanza nello svolgimento della procedura di riconoscimento della protezione internazionale. Purtroppo le prassi illegittime sono molto frequenti: al centro c'è la questione della residenza, poiché la mancanza del certificato di domicilio o di una dimora "reale ed effettiva" costituiscono due ostali rilevanti per l'accesso alla procedura di richiesta d'asilo o per ottenere il rinnovo del riconoscimento. Una prassi applicata sistematicamente ma profondamente ingiusta. Il diniego del rinnovo ha coinvolto migliaia di persone, condannandole a restare in una situazione di sospensione giuridica, senza un permesso di soggiorno ma con il diritto di rimanere sul suolo nazionale. L'assenza di uno status giuridico certo, ha però come immediata conseguenza l'esclusione dai servizi pubblici, il servizio sanitario nazionale in primis.
Nonostante le vittorie ottenute sul piano giudiziale, si è riscontrato che alcune delle prassi condannate sono ancora seguite dalle amministrazioni interessate.