Acqua pubblica a rischio tra inquinamento, disservizi e speculazione

12/11/2015 di Redazione
Acqua pubblica a rischio tra inquinamento, disservizi e speculazione

L'emergenza acqua potabile non è una novità in Italia, soprattutto al Sud. Lo è forse in questa stagione autunnale. Ma la causa non è la consueta siccità né una catastrofe naturale, ma la mala gestione delle aziende pubbliche o a partecipazione statale. Dietro la retorica del pubblico che non funziona, a rischio c'è il diritto fondamentale all'acqua potabile.
A Messina prosegue l'emergenza idrica, che sta per compiere i venti giorni. Una storia che ha dell'irreale, soprattutto da quando è stato reso noto che i lavori per ripristinare il servizio idrico sono sospesi ma la mancanza delle autorizzazioni necessarie. L'Azienda meridionale acque, titolare di progetto di realizzazione di un bypass che serve a dare continuità alla condotta, è stata bloccata dal Corpo Forestale e dal sindaco di Calatabiano, in provincia di Catania. A mancare, in particolare, sono la dichiarazione di inizio lavori e il piano di sicurezza per i lavoratori. Il presidente dell'Amam Leonardo Termini assicura di aver pronti i documenti per sbloccare i lavori. Intanto il rifornimento d'acqua alla città è garantito - per quanto possibile - dalla presenza di 38 autobotti dislocate sul territorio, con priorità nei pressi di scuole e presidi sanitari, a cui si aggiungono  si aggiungono 2 pick-up per la distribuzione dell'acqua a fondo Galletta e Puntale Arena. Diecimila sono, invece, le buste d'acqua confezionate dagli appositi macchinari che saranno consegnate porta a porta a soggetti fragili (anziani, disabili) con l'utilizzo di 6 pick-up e l'impiego del volontariato di protezione civile. La Sicilia non è sola, perché anche in molti comuni della Sardegna è emergenza acqua potabile: nella regione l'acqua è erogata dalla società Abbanoa, ente con capitale interamente pubblico formato da Regione e Comuni. In queste settimane l'acqua è stata dichiarata da molti comuni non potabile a causa della presenza eccessiva di manganese, una sostanza altamente nociva per la salute. Non solo è raccomandabile non bere l'acqua, ma anche usarla per lavarsi può dar luogo ad allergie. Oltre il danno, la beffa: molti utenti ricevono quotidianamente nelle loro case acqua dichiarata non potabile, in molti casi anche da anni, ma non sono stati esonerati dal pagamento dalla società, che continua a chiedere soldi come se il servizio di potabilizzazione fosse comunque reso. La Regione e i Comuni non sono mai riusciti ad andare a fondo alla questione e i cittadini hanno presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Tempio Pausania, con la richiesta di intervenire per accertare realmente i responsabili di questa vergognosa problematica. Proprio di questi giorni la notizia che a Roma, nel quartiere di Ponte di Nona, 60 famiglie residenti negli alloggi popolari sono rimaste senz'acqua perché la municipalizzata Acea ha provveduto a staccare le utenze per morosità. Non solo il metodo è intollerabile e in violazione dei diritti umani, quali appunto l'accesso all'acqua, ma in questo come in altri casi, al danno si aggiunge la beffa, il moroso in questione è proprio il Comune di Roma, maggiore azionista dell'Acea, che non paga la fornitura idrica dei suoi appartamenti di edilizia popolare e ne fa ricadere la rappresaglia sugli inquilini, che ricordiamo a tutti, pagano la fornitura idrica con il bollettino mensile riservato agli oneri accessori, acqua compresa. Chi controlla la gestione di un bene pubblico importante e prezioso come l'acqua? Questa domanda necessita di una risposta. Prolificano intanto i commenti classici di mala gestione statale e sulle responsabilità della politica, invocando un nuovo corso che lasci il servizio idrico in gestione dei privati. Dimenticando spesso che molte aziende sono già parzialmente gestite da privati, abbastanza da anteporre il profitto al servizio. Lo dimostrano i crescenti distacchi per morosità nelle maggiori città, Roma in testa, in barba ai diritti fondamentali della persona. Proprio la retorica sulla privatizzazione è stata al centro delle preoccupazioni del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua che si è tenuto a Roma. Il Forum, che è stato tra i principali promotori del Referendum del 2011 che ha ribadito che l'acqua è un bene comune non monetizzabile. "A quattro anni dal referendum la situazione è grave", denuncia uno dei membri del movimento Paolo Carsetti perché "questo Governo sta accelerando le privatizzazioni oltrepassando il voto popolare del 2011". Mai come ora questo è stato un tema d'attualità ma "i rappresentanti dell'esecutivo stanno utilizzando il caso di Messina- dice Carsetti- per far credere che bisogna cambiare la gestione dell'acqua". I Movimenti per l'Acqua si sono quindi riuniti per rilanciare una riflessione e riscrivere il futuro su questo tema.