Antimafia a Bagheria: duro colpo a Cosa Nostra, 22 arresti

05/11/2015 di Redazione
Antimafia a Bagheria:  duro colpo a Cosa Nostra, 22 arresti

Tutto è cominciato dalla denuncia di un imprenditore bagherese che da anni era costretto a pagare il pizzo. Aveva cominciato in lire, con ben tre milioni al mese da versare alla famiglia mafiosa della zona per mantenerla mentre il boss capo famiglia si trovava in carcere. La sua storia si è conclusa con la chiusura dell'attività dopo essere finito sul lastrico. La sua denuncia non è stata un fatto isolato. Le testimonianze di 36 imprenditori costretti da anni a pagare il pizzo hanno portato, nella notte tra il 1 e il 2 Novembre, all'arresto di 22 persone con l'accusa a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, sequestro  di persona e danneggiamento a seguito di incendio. Un passaggio importante questo che mette a nudo una realtà mafiosa, quella di Cosa Nostra con un duro colpo. Dopo decenni di vessazioni e silenzio gli imprenditori di Bagheria, alle porte di Palermo, hanno alzato la testa rendendo possibile una vera e propria mappatura del giro di racket nella zona che mirava a colpire da decenni chiunque avesse un attività economica locale, negozi e piccole aziende. Dei 22 soggetti posti sotto misura cautelare, solo 5 sembrano ancora a piede libero. Fondamentali le dichiarazioni di Sergio Flamia, ex esecutore della famiglia di Bagheria (una delle più importanti nel gotha della mafia palermitana) ora divenuto collaboratore di giustizia. Racconta, tra le ordinarie storie di violenza perpetrata, anche quella che vede protagonista un funzionario comunale dell'Ufficio Tecnico di Bagheria che avrebbe subito l'incendio della propria casa e il sequestro del collaboratore domestico a causa dei contrasti con la cosca legati alla lottizzazione di alcune aree. Tante sono le storie delle vittime di racket. In base alle informazioni di SOS Impresa e ai diversi sportelli di aiuto presenti su tutto il territorio nazionale si stima che il numero dei commercianti coinvolti in rapporti usurai non sia inferiore alle 200 mila unità. In testa alle regioni più colpite del fenomeno si trova  il Lazio (34,80% sul totale) , la Calabria (34%), Campania (32%). Il dato confortante arriva dalla reazione delle vittime di usura. Il numero di denunce mostra, rispetto agli anni passati, un inversione di tendenza con un aumento del ben 15 per cento.