Balibar sul Manifesto: “Mettere in agenda la pace, non la vittoria”

19/11/2015 di Redazione
Balibar sul Manifesto: “Mettere in agenda la pace, non la vittoria”

Sulle colonne del Manifesto, Etienne Balibar, professore emerito presso l'Università di Paris-X,  scrive un articolo dal titolo "Mettere in agenda la pace, non la vittoria". Esordisce con l'amara constatazione di questi giorni: "Sì, siamo in guerra. O meglio, siamo ormai tutti dentro la guerra. Colpiamo e ci colpiscono. Dopo altri, e purtroppo prevedibilmente prima di altri, paghiamo il prezzo e portiamo il lutto. Ogni persona morta, certo, è insostituibile. Ma di quale guerra si tratta?". Una guerra indefinibile, sullo sfondo di scenari inestricabili. Una guerra "nomade, indefinita, polimorfa, dissimmetrica" una guerra in cui "le popolazioni delle «due sponde» del Mediterraneo diventano ostaggi. Le vittime degli attentati di Parigi, dopo Madrid, Londra, Mosca, Tunisi, Ankara ecc., con i loro vicini, sono ostaggi. I rifugiati che cercano asilo o trovano la morte a migliaia a poca distanza dalle coste dell'Europa sono ostaggi. I kurdi presi di mira dall'esercito turco sono ostaggi. Tutti i cittadini dei paesi arabi sono ostaggi, nella tenaglia di ferro forgiata con questi elementi: terrore di Stato, jihadismo fanatico, bombardamenti di potenze straniere". Come uscire da questa condizione? Mettendo la pace in agenda. La pace e non la vittoria.

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