Emergenza umanitaria al confine Greco-Macedone, la denuncia dell’Unhcr

26/11/2015 di Redazione
Emergenza umanitaria al confine Greco-Macedone, la denuncia dell’Unhcr

Lungo il confine greco-macedone si sta  profilando una nuova emergenza umanitaria che, i fatti di Parigi, hanno inasprito in maniera profonda creando una crepa ulteriore nel sistema di accoglienza europeo. Da alcuni giorni le autorità di Macedonia, Serbia e Croazia  hanno deciso di respingere i migranti di nazionalità asiatica e africana per dare la priorità ai migranti provenienti dalla Siria, Afghanistan e Iraq ritenute, ad esclusione di altre,  nazioni a rischio. Attualmente i migranti, profilati sulla base della loro nazionalità, vengono trattenuti in condizioni disumane e  al freddo del  confine con la Macedonia dalle autorità di Skopje. Nessun accesso al riparo, assenza di acqua corrente e cure igienico-sanitarie. Questo è quanto denunciano le organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dei rifugiati ritenendo illegittime le pratiche attuate dal governi  dal punto di vista internazionale:  l'art. 3 della Convenzione di Ginevra, infatti, sancisce espressamente  il divieto di discriminazione ("Gli Stati Contraenti applicano le disposizione della presente Convenzione ai rifugiati senza discriminazioni quanto alla razza, alla religione o al paese d'origine"). L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso particolare preoccupazione per queste decisioni prese in maniera unilaterale dagli stati creando, in caso di emulazione da parte di altri, una vera e propria emergenza umanitaria. Da giorni, circa duecento persone protestano al confine con la Macedonia,  sessanta sono attualmente in sciopero della fame e undici (migranti pachistani, iraniani, del Bangladesh, del Marocco e altri Paesi di Africa e Asia) si sono cuciti la bocca in segno di protesta. Intanto i preannunciati Hotspot faticano a partire ed i controlli alle frontiere Europee sono stati rinnovati. Appare chiaro che le prime vittime collaterali del nuovo terrorismo sembrano essere coloro che lo fuggono, profughi e migranti. In Francia la leader del Front national Marine Le Pen ha chiesto la sospensione immediata dell'accoglienza ai profughi, Ungheria e Polonia hanno poi dichiarato di seguire la stessa linea. I paesi balcanici hanno cominciato a selezionare i miranti alla frontiera e negli Stati Uniti una ventina di stati hanno dichiarato di voler interrompere il programma di ricollocamento dei diecimila profughi siriani voluto dal presidente Barack Obama.Intanto, il ministro del lavoro e affari sociali serbo, Aleksandar Vulin, responsabile per la crisi dei migranti, ha annunciato l'apertura di un nuovo centro di accoglienza a Nis, nel sud della Serbia, in grado di ospitare fino a 600 persone nel periodo invernale, mettendo a disposizione posti letto, docce, servizi igienici e pasti caldi.