Oxfam: l'Unione europea non fa abbastanza contro gli abusi fiscali che generano nuovi poveri

12/11/2015 di Redazione
Oxfam: l'Unione europea non fa abbastanza contro gli abusi fiscali che generano nuovi poveri

Le evasioni fiscali delle grandi multinazionali tolgono 240 miliardi di dollari l'anno alle casse degli Stati, con i conseguenti tagli ai servizi pubblici. A farne le spese sono i cittadini più poveri. A un anno dallo scoppio dello scandalo LuxLeaks,  il nuovo rapporto Oxfam continua ad ammonire i governi sulla necessità di una maggiore giustizia fiscale.
Il 5 novembre 2014, a seguito di un'inchiesta condotta da un pool internazionale di giornalisti investigativi e pubblicata da tantissimi quotidiani nel mondo, era stata svelata una trama di accordi fiscali segreti ottenuti dalle multinazionali in Lussemburgo grazie all'intercessione del colosso mondiale PricewaterhouseCoopers (PwC). Gli accordi prevedevano l'avvallamento del trasferimento di utili da un paese all'altro in una giurisdizione a tassazione agevolata, permettendo alle multinazionali di alleggerire il proprio carico fiscale spostante i patrimoni nei paesi a condizioni più vantaggiose per loro.L'evasione fiscale delle grandi multinazionali diventa legale e rappresenta, secondo stime dell'Ocse, un fenomeno che sottrae alle casse pubbliche 240 miliardi di dollari all'anno, pari al 60% del Pil complessivo dei Paesi in via di sviluppo. Secondo Oxfam l'elusione fiscale delle grandi multinazionali genera povertà e gli Stati fanno poco o nulla per rimediare. Anzi, soprattutto negli anni della crisi, la retorica sulla necessità di crescita ha avvantaggiato la posizione del grandi corporation. Il premier Renzi ha puntualmente dichiarato di voler mettere i grandi gruppi in condizione di investire in Italia: e a giudicare dalle proposte previste nella Legge di Stabilià e degli sgravi per le imprese presenti anche nella recente riforma del lavoro, il Jobs Act, sembra che la direzione presa dal governo vada in una direzione opposta a quella raccomandata da Oxfam.A inizio ottobre è stato raggiunto un accordo politico per introdurre, a partire dal 2017, un regime di scambio automatico di informazioni relative agli accordi fiscali concessi dagli Stati membri dell'UE. La portata di questa misura di cooperazione in materia fiscale desta tuttavia più di una perplessità: l'ambito di applicazione è limitato solo ad alcuni tipi di accordi siglati, la tempistica di condivisione delle informazioni è molto diluita nel tempo e manca un reale controllo super partes da parte della Commissione europea. Ma la strada per una maggiore trasparenza fiscale in Europa è ancora lunga: quando la Commissione Europea ha riconosciuto come aiuti di stato illegali i trattamenti fiscali concessi dal Lussemburgo alla Fiat del 2012 e dai Paesi Bassi a Starbucks nel 2008, i due stati hanno esposto un ricorso presso la Corte di Giustizia Europea.Per Oxfam, la priorità all'oggi è la rendicontazione delle multinazionali, esigendo una maggiore trasparenza sulle entrate e il pagamento delle dovute tasse. Un passo necessario sarebbe anche quello di potenziare la cooperazione a livello europeo, attraverso la definizione di una lista nera comune dei paradisi fiscali. Solo una base fiscale obbligatoria e comune a livello europeo potrà garantire che le multinazionali non vengano più considerate entità separate ma contribuiscano alla crescita complessiva degli stati su cui operano.