Parigi, venerdì 13 novembre: cos’è successo

19/11/2015 di Redazione
Parigi, venerdì 13 novembre: cos’è successo

Venerdì 13 novembre è una giornata che resterà impressa per molto tempo nella memoria dei cittadini europei e non solo: un attacco terroristico si è consumato fra le strade di Parigi, in un tranquillo venerdì sera. 132 i morti e un'ottantina i feriti, alcuni stanno lottando fra la vita e la morte. Diverse esplosioni nel cuore pulsante della città: dapprima fuori allo Stade de France durante la partita Francia-Germania, e poi per le strade e nel Teatro Bataclan nel X e XI arrondissement. Il Presidente Hollande era allo stadio quando sono state avvertite tre potenti esplosioni nel corso della competizione sportiva. Gli attentatori non sono riusciti a introdursi nello stadio e le migliaia di spettatori presenti allo Stade de France hanno capito cosa stava avvenendo solo alla fine del match. Nel frattempo, nelle strade del centro si scatenava la mattanza. Gli attacchi sono stati condotti da almeno otto terroristi, alcuni esplosi sotto lo stadio e altri coinvolti nelle sei sparatorie successive, la più cruenta delle quali è avvenuta al teatro Bataclan, durante un concerto rock. Le vittime nel solo teatro sono state 89. Il presidente François Hollande ha dichiarato lo stato di emergenza in tutta la Francia e annunciato la temporanea chiusura delle frontiere. La mattina del 18 novembre, con un blitz e un assedio di ore nel quartiere di Saint Denis, le forze dell'ordine francesi hanno effettuato altri 7 arresti, di cui non sono stati rivelati i nomi. Sarebbero due, al momento, i terroristi ancora in fuga. Ci sono stati due morti, uno delle quali una donna che si è fatta esplodere.La tragedia ha lasciato tutta l'Europa nello sconcerto. In tutte le grandi città ci sono state manifestazioni di solidarietà e di vicinanza alle vittime e a tutto il popolo francese. A Parigi, la popolazione ha sfidato i divieti imposti dalla proclamazione dello stato d'emergenza da parte del presidente Hollande: nonostante gli inviti delle forze dell'ordine a sgomberare le piazze, numerose persone si sono riunite dal giorno dopo nei luoghi delle sparatorie e nelle piazze principali della città. Sotto la cattedrale di Notre Dame, la folla ha osservato un minuto di silenzio. Agli attentanti hanno fatto seguito, come prevedibile, i commenti dei politici che cercano di sfruttare la tragedia per guadagnare fette di elettorato facendo leva sulla paura. Lo Stato Islamico ha fatto vittime in tutto il mondo, in maggioranza di religione musulmana. Sui social network rimbalzavano le notizie che ricordavano i massacri compiuti dai terroristi islamici in Africa e in Medio Oriente. Massacri che suscitano meno orrore, o forse che sono percepiti distanti. Ovviamente, gli attentati di Parigi colpiscono al cuore l'Europa e il sentimento di vicinanza alle vittime si fa più intenso e si colora anche della paura di essere colpiti in qualsiasi momento, indiscriminatamente. Soprattutto però, i morti di Parigi segnalano l'attacco allo spirito interculturale dell'Europa, e fra gli intenti dei terroristi c'è proprio quello di dividere la società e di accreditare queste azioni criminali dentro uno schema di guerra di civilità. Questa polarizzazione deve essere respinta. Per confutarla, è sufficiente dare un'occhiata alla lista delle vittime e alle tante nazionalità colpite dalla ferocia degli attentatori. Ricordiamo che al teatro Bataclan è deceduta la veneziana Valeria Solesin, giovanissima ricercatrice italiana che da qualche anno si trovava a Parigi per un progetto di dottorato. Inizialmente era stata data per dispersa, fino a quando è sopraggiunta la notizia della sua morte. Molta commozione hanno suscitato le dichiarazioni dei genitori, che hanno pianto la perdita della cittadina, oltre che di una figlia. Valeria era infatti attenta ai più deboli ed era una volontaria per Emergency. In quello che purtroppo resta ancora un bilancio provvisorio, ricordiamo i tanti morti provenienti da diversi paesi nel mondo: Algeria, Belgio, Gran Bretagna, Germania, Congo, Mali, Cile, Tunisia, California, Messico, Portogallo, Mali e Romania