Parte oggi 5 novembre il maxiprocesso di Mafia Capitale

05/11/2015 di Redazione
Parte oggi 5 novembre il maxiprocesso di Mafia Capitale

Mentre si attendeva l'avvio del maxi processo di Mafia Capitale, previsto per il 5 novembre, sono arrivate le prime condanne per i 4 imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato davanti al gup Anna Criscuolo. Si tratta di Emanuela Salvatori, ex funzionaria del comune di Roma e responsabile dell'attuazione del Piano Nomadi di Castel Romano e responsabile dell'Ufficio rom, condannata a 4 anni per corruzione. Al banco degli imputati, accusato di corruzione, anche Emilio Gammuto, per il quale è stata riconosciuta l'aggravante del metodo mafioso, condannato a 5 anni e 4 mesi e al versamento di 5mila euro alle singole parti civili, esclusi il Comune di Roma e la Regione Lazio. Raffaele Bracci e Fabio Gaudenzi, considerati vicini a Massimo Carminati e accusati di usura, sono stati invece condannati a 4 anni di reclusione ciascuno.

Alle 9:30 del 5 novembre è cominciato, con l'appello dei detenuti collegati in videoconferenza, il maxiprocesso di Mafia Capitale, che proseguirà fino a luglio con un totale di 130 udienze. Sono 46 gli imputati alla sbarra nell'udienza del 5 novembre nell'aula Vittorio Occorsio del Tribunale di piazzale Clodio, di fronte ai giudici della X sezione penale. Salvatore Buzzi e Massimo Carminati non potranno essere presenti a nessuna delle udienze per motivi di sicurezza. Si sa che Buzzi proverà di nuovo a chiedere il patteggiamento. Il presidente della ormai nota cooperativa "29 giugno" si trova in carcere dal 4 dicembre 2014. Il suo difensore potrebbe avanzare già il 5 novembre la proposta di 3 anni e 9 mesi di reclusione, condizionando l'applicazione della pena all'esclusione del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. La procura si è già espressa negativamente per due volte e il terzo rifiuto sembra scontato. Questa volta però, dovrà pronunciarsi obbligatoriamente la decima sezione penale del tribunale guidato dalla presidente Rosanna Ianniello.  Se la proposta della difesa fosse accolta, la tesi della Procura sarebbe messa in discussione, giacché si fonda sull'attribuzione a Buzzi del ruolo di organizzatore del sodalizio di stampo mafioso. Anche l'avvocato Naso, legale di Carminati ha sottolineato il fastidio del suo assistito nel sentire il suo nome accostato a quello della mafia: "Con la mafia non c'entra proprio nulla e la droga gli fa veramente schifo".

In vista di quello che può essere definito un maxiprocesso, il pm Pignatone ha chiesto che fosse desecretata la relazione e la relativa lista di 101 nomi messi insieme dai commissari prefettizi. Secondo gli inquirenti, quella lista disegna la fitta rete di complicità su cui Buzzi e Carminati potevano contare per i loro affari d'oro nella Capitale. Il periodo si estende fra le amministrazioni di Alemanno di Marino. I 101 della lista sono ancora il nodo da sciogliere: molti di loro potrebbero aver avuto solo rapporti casuali con Buzzi e Carminati. i dipendenti e funzionari capitolini finiti nella relazione sono 18 e di questi una mezza dozzina ha lavorato o gravitato attorno a viale Manzoni, alla sede dell'assessorato alle Politiche sociali. Oltre alla Salvatori, nella lista è finito anche Angelo Scozzafava, chiamato amichevolmente da Buzzi "Scozzi", il dirigente del dipartimento dei Servizi sociali durante la giunta Alemanno, arrestato e indagato insieme all'allora capogruppo Pd Francesco D'Ausilio, alla presidente della commissione Politiche sociali, Erica Battaglia e il suo predecessore (entrambi non inquisiti) e Giordano Tredicine, già arrestato e indagato.

Un'altra lista sta rimbalzando all'onore delle cronache in queste ore: quella depositata da Alessandro Ditti, legale di Salvatore Buzzi, che indica i testimoni che potrebbero essere ascoltati dagli inquirenti, se i magistrati ne autorizzeranno la convocazione: in tutto sono 282. Fra essi spiccano i nomi del Ministro del lavoro Giuliano Poletti e i due ex sindaci Gianni Alemanno e Ignazio Marino. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l'ex premier Silvio Berlusconi, Gianni Letta, il vice ministro all'Interno Filippo Bubbico e i parlamentari in carica Micaela Campana, Umberto Marroni (entrambi del Pd) e Loredana De Petris (Sel). Non poteva mancare anche Luciano Casamonica. Ma anche magistrati, come il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, prefetti, giornalisti e una sfilza di ex consiglieri ed ex assessori dell'amministrazione capitolina.

Di questi, alcuni sono a loro volta indagati nel processo. Gianni Alemanno è indagato per corruzione e finanziamento illecito. Gli inquirenti gli contestano di aver ricevuto somme di denaro attraverso la fondazione Nuova Italia, da lui presieduta. L'ex sindaco della Capitale dovrà anche chiarire la sua posizione in merito a una serie di circostanze relative alla nomina di Giovanni Quarzo alla carica di presidente della Commissione Trasparenza del Comune di Roma, a quelle dei componenti del Consiglio d'amministrazione di Ama Spa (controllate comprese) e di Riccardo Mancini ad amministratore di Ente Eur Spa. Gli inquirenti sospettano anche delle modalità e delle condizioni di affidamento del servizio di assistenza abitativa temporanea al consorzio di cooperative sociali Eriches, riconducibile a Buzzi. In fine, della realizzazione del campo nomadi di Castel Romano e del suo ampliamento.
Anche Ignazio Marino dovrà rispondere dei suoi rapporti con gli indagati per Mafia Capitale, primo fra tutti Luca Odevaine, che da 11 mesi si trova in carcere a Rebibbia e ha trascorso un periodo in regime di 41bis, quello riservato ai mafiosi, finché i giudici non hanno stabilito che nel suo caso l'aggravante mafiosa non sussiste. In questi giorni Odevaine, ex componente del tavolo di coordinamento per i rifugiati del Viminale arrestato nel corso delle indagini, che è passato agli arresti domiciliari in attesa del processo. Oggi, a latere dell'udienza, Odevaine ha ammesso di aver fatto degli errori e si è detto disposto a collaborare con la giustizia.

Nell'udienza fissata al 26 novembre saranno invece esaminate le posizioni dell'ex assessore capitolino alle Politiche sociali Daniele Ozzimo e dell'ex consigliere comunale di Centro Democratico, Massimo Caprari. Inoltre andranno alla sbarra Paolo Solvi, collaboratore dell'ex presidente del municipio di Ostia Andrea Tassone e Gerardo e Tommaso Addeo, collaboratori di Luca Odevaine. Per tutti l'accusa è di corruzione. Il 26 novembre il gup Alessandra Boffi deciderà anche sulla costituzione come parti civili presentata, nel processo a Ozzimo, da Pd, Comune di Roma, Regione Lazio, Ama (l'azienda romana dei rifiuti), Cittadinanzattiva e altre associazioni.