Ricordando Pasolini ricordiamo come eravamo

05/11/2015 di Redazione
Ricordando Pasolini ricordiamo come eravamo

A quarant'anni dalla misteriosa morte, tante sono state le commemorazioni in onore di Pier Paolo Pasolini, classe 1922, cresciuto in Friuli ma vissuto appassionatamente nella sua Roma. Il poeta, regista, drammaturgo, scrittore, editorialista e pensatore più eclettico e più discusso della storia recente del nostro Paese, è stato assassinato quarant'anni fa all'Idroscalo di Ostia, in circostanze ancora misteriose. Il Ministro della cultura Dario Franceschini lo ha voluto ricordare con un un giglio all'alba, all'Idroscalo di Ostia, sulle note di A Pa', di Francesco De Gregori. Il ministro ha girato un video-selfie del suo gesto in onore di Pasolini e l'ha poi postato su Twitter, titolandolo «Un giglio per Pasolini 2 novembre 2015». Pier Paolo Pasolini, borghese ma uomo di sinistra, indipendente, eclettico, critico, in aperto contrasto sia con il Partito comunista italiano sia con parte dei movimenti giovanili, la vita e l'opera di Pasolini è stata segnata da un rapporto stretto con le vicende degli ultimi, dei reietti, degli emarginati, mostrando grande sensibilità verso le ricadute negative di uno sviluppo che non era fatto per produrre ricchezza per tutti. Amava dire "credo nel progresso, non nello sviluppo", proprio a sottolineare la dura e sferzante critica verso la nuova fase di organizzazione produttiva mondiale. Pasolini sapeva guardare nelle ferite aperte di quelle società che salutava con favore il boom economico degli anni Sessanta. Un pensatore che aveva compreso le sorti finali del vorticoso cambiamento che stava interessando la società italiana e globale alla fine della seconda Guerra Mondiale: di quella società aveva intuito la spinta alla mercificazione e all'alienazione. Così, rifuggendo dagli entusiasti del boom, dalle fin troppo ottimistiche spinte in avanti della scienza e della tecnica, dalle mode, Pasolini amava nuotare fino al fondo, fino al mondo degli ultimi, come portatori di una purezza ancestrale e di una possibilità di salvezza - laddove la salvezza appariva molto lontana, fra miseria, ignoranza e criminalità.
Era il 1961 quando Pier Paolo Pasolini passeggiava per il quartiere Pigneto con la sua troupe, durante le riprese del film Accattone. La storia di un protagonista tragico di periferia e di tutto il suo mondo di ladruncoli, adolescenti spiantati, prostitute e magnaccia. La storia di una Roma che fatica a diventare Capitale e il cui sviluppo incontrollato e scomposto ha determinato il prolificare di situazioni e vite ai margini. Vite fatte di fatica e di emarginazione.
Una Roma, quella di Pasolini, che non ricordiamo più e che sarebbe bene tenere ben fissa nella memoria quando ora quegli stessi quartieri (Tor Pignattara, il Pigneto e tanti altri) diventano teatro di scene di violenza, razzismo, nuova ma sempre cruenta emarginazione.
Negli anni della seconda guerra mondiale, l'incremento demografico nella Capitale aveva subito un'accelerazione notevole, alimentato anche dall'arrivo a Roma di moltissimi profughi che speravano di riceve protezione dallo stato Vaticano. L'esasperazione della crisi degli alloggi, che raggiunge il suo apice negli anni del primo Dopoguerra, aveva provocato l'impossibilità di applicare in maniera adeguata le leggi e le norme contro l'edificazione spontanea: in poco tempo lo sviluppo di Roma è diventato incontrollato: da un lato abitazioni abusive, costruite su piccoli lotti agricoli e dall'altro, il proliferare delle baracche, che fino agli anni Sessanta hanno segnato la fisionomia di molti quartieri periferici della città: abitazioni di fortuna, ricavate talvolta sui resti della cinta muraria romana e dell'acquedotto Alessandrino.
Pasolini amava passeggiare, vivere e raccontare questi quartieri, che pullulavano di un'umanità abbandonata nella miseria, ma non per questo meno ricca.
Quelle baracche sono state il luogo dove Don Bosco teneva le sue elezioni ai ragazzi di strada e dove, con la pubblica di Lettera a una maestra, è iniziato il dibattito per una scuola pubblica, non più classista e accessibile a tutti.
Negli anni successivi la scolarizzazione di massa e la costruzione di alloggi popolari hanno permesso di trasformare quella Roma disperata nella Roma che conosciamo oggi: a metà fra le rovine, la bellezza e l'urbanizzazione feroce e a tratti incoerente.
Storie di una periferia romana che abbiamo dimenticato, quella delle periferie che negli anni Sessanta ospitavano numerose baraccopoli, spesso costruite a ridosso dei resti dell'Acquedotto romano. All'inizio degli anni Sessanta erano più di 13 mila le famiglie costrette a vivere in quelle misere condizioni. Una città dentro la città, una Roma difficile, segnata da un alto livello di disoccupazione, di microcriminalità, di condizioni misere e bassa scolarizzazione: una Roma che attraeva Pasolini e che ha ispirato buona parte della sua opera. Film come Accattone e Mamma Roma resteranno sempre nella capolavori della storia del cinema ma anche documenti della brutalità di uno sviluppo che, nel caso italiano, ha prodotto ricchezza a spese di una fetta della società. Roma è cambiata e oggi fatica a ricordare ciò che è stata.