Roma: al Baobab Fermati 24 migranti

26/11/2015 di Redazione
 Roma: al Baobab Fermati 24 migranti

All'alba del 24 Novembre un dispiegamento di forze dell'ordine si sono presentate difronte al portone del centro d'accoglienza Baobab in tenuta antisommossa, blindati e cani antidroga. Appare, dal comunicato della questura, che si sia trattato di un azione nell'ambito del controllo del territorio romano previsto dall'ordinanza di servizio per la sicurezza del Giubileo. Il Baobab è un centro di accoglienza per profughi  e migranti, da giugno sono transitati nei suoi locali circa 30mila migranti, soprattutto eritrei in fuga dalla dittatura di Afewerki ma anche somali, sudanesi, etiopi.  E' divenuto un punto di riferimento per i migranti arrivati nella capitale intenzionati a proseguire il loro cammino verso il Nord Europa. Il Baobab non riceve finanziamenti istituzionali e funziona solo grazie ai donatori e lavoratori volontari del terzo settore. I volontari che gestiscono il centro raccontano che le forze dell'ordine, una volta entrati, hanno separato chi possedeva documenti in regola da chi non ne aveva, per portare questi ultimi all'ufficio immigrazione.  In tutto sono 24 i migranti (eritrei, etiopi e magrebini) caricati su un autobus e portati in via Patini. I volontari del centro che da mesi chiedono un dialogo con le istituzioni, continuano a chiedere all'amministrazione comunale e al ministero dell'Interno una soluzione al problema dei migranti a Roma considerando che dallo sgombero di Ponte Mammolo ad oggi, di fatto, non è stata proposta alcuna soluzione alternativa. I posti letto sono scarsi e spesso non organizzati da poter ospitare un gran numero di persone in attesa di asilo. Sorprende, ma non troppo, il dispiego di potenza che il prefetto Gabrielli ha messo in azione per un centro di Accoglienza divenuto simbolo a Roma di una partecipazione attiva dei cittadini attraverso le donazioni di giocattoli per i minori del centro, cibo, coperte e vestiti.  Forse quando si entra in certe realtà, considerando che le irregolarità riscontrate a seguito del blitz si fermano alla mancata identificazione di solo alcuni di loro (cosa del tutto "normale" tra coloro che vivono uno status di profugo), lo si deve fare in punta di piedi. Rispettando il lavoro di molti e il dolore di altri.

Di seguito l'appello dei volontari del centro