Spese per i migranti e Patto di Stabilità: propaganda sul costo dell’accoglienza

12/11/2015 di Redazione
Spese per i migranti e Patto di Stabilità: propaganda sul costo dell’accoglienza

L'immigrazione costa, manteniamo gli stranieri mentre gli italiani sono costretti a lavorare. È vero? Assolutamente no, e lo dimostrano le cifre. Il Rapporto sull'economia dell'Immigrazione e il quello sull'Economia dell'Accoglienza, chiariscono l'annosa questione: a fronte di 16 miliardi che gli stranieri contribuiscono a versare nelle casse dello Stato, la spesa sostenuta per loro è pari a 13 miliardi. E la crisi dell'immigrazione Sorprendentemente, i costi sono dimezzati rispetto all' "emergenza Nord Africa" del 2011. Del primo abbiamo parlato nella scorsa newsletter, notando il persistere del bilancio positivo tra spesa pubblica ed entrate statali assicurate dagli stranieri: i contribuenti nati all'estero sono circa l'8,6% del totale, con un saldo positivo di circa 3,1 miliardi di Euro. Il dato smentisce il pregiudizio che la presenza dei migranti sia soprattutto un onere per le casse dello Stato. Ma a fianco agli stranieri che vivono e lavorano nel nostro Paese, c'è la questione degli sbarchi, degli stranieri che transitano sul nostro territorio sperando di arrivare al nord Europa, del sistema di accoglienza per i richiedenti asilo. A chiarire la situazione è stato presentato il Rapporto sull'Economia dell'accoglienza, frutto del lavoro di un gruppo di studio del dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno.Da anni si assiste a una gara al rialzo delle cifre, propagandate col fine di scatenare indignazione nei cittadini che, già in difficoltà a causa della crisi economica e della disoccupazione, subiscono i costanti e crescenti tagli al welfare giustificati dal risanamento del debito pubblico e vedono ridursi progressivamente i propri salari. Se nel solo 2014 gli arrivi in Italia si stimano intorno al 170 mila, è facile spiegarsi come mai una tale retorica possa far presa: un numero significativo, se si pensa che nel 2011, anno in cui si parlò di "emergenza Nord Africa", gli sbarchi furono appena un terzo. La gestione dei centri governativi nel 2014 è costata circa 139 milioni di euro. Fra questi centri è d'obbligo distinguere quelli destinati all'accoglienza dei richiedenti asilo (Cara, Cda, Cpsa) e i Cie, i centri per l'identificazione ed espulsione, di fatto istituti di detenzione temporanea. Le strutture temporanee invece, che al 31 dicembre 2014 accoglievano 35.562 persone, hanno comportato una spesa di circa 277 milioni. A tali spese si aggiungono circa 20 milioni per il trasporto dei migranti nei diversi centri, i contributi erogati ai Comuni per l'accoglienza dei minori, le spese per utenze e per gli interventi straordinari al di fuori dei centri. Pertanto la spesa complessiva per i migranti accolti nelle strutture di accoglienza diverse dallo Sprar si è attestata nel 2014 su 436 milioni complessivi, con un costo medio giornaliero a migrante pari a euro 26,51. In realtà considerato che l'accoglienza è stata garantita in relazione agli sbarchi registratisi tutto l'anno, il costo medio giornaliero per migrante a cui far riferimento è pari a 30 euro oltre Iva. Pertanto i costi della gestione ordinaria dell'accoglienza si attestano nel range di 30-35 euro per gli adulti e di 45 euro per i minori accolti dai Comuni, costi nettamente inferiori ai quelli sostenuti durante l'emergenza Nord Africa pari a 46 euro per gli adulti e ai 75 euro per i minori. Quindi in una situazione "ordinaria" come quella attuale, che ha avuto punte di emergenza assoluta quanto a persone sbarcate e accolte, i costi sono stati drasticamente ridotti rispetto all'emergenza del 2011. La gestione dello Sprar ha avuto nel 2014 un costo di euro 197.499.225,63, per un totale di 22.961 persone accolte. I costi giornalieri nei progetti Sprar sono diversificati in relazione al grado di vulnerabilità delle persone. Si passa da una spesa media di euro 32,40 per i posti ordinari, di euro 61,30 per i posti riservati ai minori, di euro 73,04 per i posti riservati a persone con disagio mentale. Il valore medio ponderato dei costi giornalieri di accoglienza nello Sprar è pari a 35 euro.Per il 2015 la stima di spesa è di un totale di 1.162 milioni: 918,5 milioni per le strutture governative e temporanee, a cui si aggiungono i 242,5 milioni per le spese relative ai centri Sprar.Le spese per l'accoglienza sono state il motivo per cui tre paesi dell'Ue, Italia, Austria e Belgio, hanno chiesto alla Commissione Europea di poter usufruire della clausola che permette, in caso di emergenze ambientali o umanitarie, uno sforamento del tetto sul bilancio, sulla base degli art. 5.1 e 6.3 del regolamento CE 1466/97 e dell'art.3 del Fiscal Compact che consentono una deviazione temporanea dall'obiettivo del raggiungimento del pareggio di bilancio in circostanze eccezionali ovvero quando "concorrono eventi inconsueti non soggetti al controllo della parte contraente interessata che abbiano rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria della pubblica amministrazione".  Il Presidente della Commissione Ue Juncker aveva manifestato un'apertura, ma dichiarato di voler verificare tale necessità caso per caso. Il premier italiano Matteo Renzi ha chiesto a Bruxelles uno sforamento pari a 3,1 miliardi di Euro. Come si legge su cronachediordinariorazzismo.org, se fosse riconosciuta la possibilità di aumentare l'indebitamento netto di 3,1 miliardi, queste risorse aggiuntive sarebbero impiegate dal governo per "anticipare al 2016 la riduzione delle aliquote Ires (imposta sul reddito delle imprese) dal 27,5 al 24% prevista per il 2017. Un bel regalo alle imprese fatto, letteralmente, sulla pelle dei migranti". L'ultima di una serie di decurtazioni che arriverebbe a raggiungere i 9 punti in 16 anni.Analizzando il Documento Programmatico di Bilancio, redatto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, è possibile inoltre avere un'idea chiara della metodologia con cui è stato effettuato il calcolo della spesa. A una prima occhiata si riscontrano differenze significative fra le stime del documento e quelle riportate in un altro importante documento, Rapporto sull'accoglienza di migranti e rifugiati in Italia. Aspetti, procedure, problemi' pubblicato dal Ministero dell'Interno nell'ottobre 2015. Il documento del Ministero delle Finanze giustifica l'aumento della spesa sulla base di due stime, considerando sia la possibilità che i flussi restino costanti, che di una crescita degli arrivi. Aumenta la previsione di spesa per il soccorso il mare, con una stima di 835 milioni su un totale di 3,326 miliardi complessivi nel 2015. Nonostante le critiche sull'operazione Mare Nostrum, istituita dal governo Letta e attiva fino alla fine del 2014, il salvataggio in mare continua a essere il centro dell'investimento di risorse. Le stime sui costi dell'accoglienza nelle diverse tipologie di strutture differiscono sensibilmente nei due rapporti: quello del Ministero delle Finanze fa delle stime maggiorate rispetto al Rapporto del Ministero dell'Interno, che invece le quantifica in 633 milioni nel 2014 e la stima in 1,162 miliardi per il 2015: circa mezzo miliardo in meno nel 2014 e circa 267 milioni in meno per il 2015. Differiscono anche i dati sulle presenze, fra centri cosiddetti "centri governativi" (CARA, CDA, CIE e CPSA) e fra le circa 1800 strutture temporanee (CAS). La stima delle spese dell'accoglienza nelle strutture governative comprende per altro anche i costi relativi ai CIE che certo non possono essere ricondotti all'attività di accoglienza, essendo la loro funzione quella di facilitare l'esecuzione dei provvedimenti di espulsione dei migranti privi di titolo di soggiorno.

Altro elemento che desta sconcerto, è la stima di aumento di un miliardo per le spese relative alla sanità. Per la spesa sanitaria, le stime di Lunaria e della Fondazione Moressa si attestavano rispettivamente a 5,1 miliardi di euro e a 3,9 miliardi di euro l'anno. Per quanto riguarda l'istruzione la spesa era stimata a 4,8 miliardi per Lunaria e a 3,6 secondo la Fondazione Moressa. I dati tenevano conto della presenza complessiva dei cittadini stranieri in Italia. L'aumento di un miliardo di euro l'anno per sanità e istruzione riferiti a quella che è stata definita "l'emergenza migranti" non è giustificabile se gli stessi rapporti ministeriali prevedono un aumento della popolazione migrante di 66.500 persone l'anno. Dubbi sorgono legittimi, ma non a tutto è possibile dare risposta: purtroppo, ancora molta strada c'è da fare in materia di trasparenza, e non tutti i dettagli della spesa sono di dominio pubblico.  È palese, invece, che a oggi manchi un ragionamento di fondo sulle politiche d'accoglienza: il sistema di accoglienza italiano resta ancora, in gran parte, costituito da strutture d'accoglienza temporanee, per le quali si procede con affidamento diretto da parte delle Prefetture agli enti gestori. A dominare è ancora la logica dell'emergenza, nonostante i rapporti ministeriali, delle fondazioni e delle associazioni, dimostrano come sia possibile effettuare stime e previsioni che, se ancora lontani dall'essere precisi, permetterebbero almeno una riflessione e una progettazione di lungo periodo. Sembra che nemmeno lo scandalo prodotto dal caso di Mafia Capitale abbia intaccato questa logica di gestione dell'emergenza, nonostante i risultati pessimi in termini di sprechi, clientelismo e negazione di diritti per molti stranieri in difficoltà. Possiamo dire, di primo acchito, che le voci di spesa siano state gonfiate per rabbonire la Commissione Europea e cercare di ottenere lo sforamento sul Patto di Stabilità per ottenere nuove risorse: guardando alla proposta di Legge di Stabilità emerge però con evidenza che questi fondi non saranno reinvestiti in politiche sociali.