Crac Banca Etruria: banche da salvare o riformare?

30/12/2015 di Redazione
Crac Banca Etruria: banche da salvare o riformare?

Arezzo, Toscana. Una piccola città di provincia in cui l'intera comunità si è trovata di punto in bianco con i risparmi vanificati. Risparmi che erano stati investiti in obbligazioni della Banca dell' Etruria, punto di riferimento ad Arezzo per l'intera comunità cittadina. Non solo una cassa di risparmio, ma anche parte attiva della vita della città, sponsor dei circoli sportivi locali di ogni disciplina, dal baseball al golf, del Giro ciclistico della Toscana, della squadra di calcio femminile. È successo quanto di più facile possa accadere quando si gioca in Borsa: le quotazioni sono scese, e gli investitori hanno perso buona parte del proprio capitale. Di chi sono le responsabilità? I risparmiatori sono venuti fino a Roma a protestare sotto il Parlamento. Hanno tentato di entrare nella sede della banca forzando i controlli, in un presidio ad Arezzo che si è svolto in questi giorni. "Ladri! Ladri!" è la scritta che campeggia su uno degli striscioni di questi piccoli risparmiatori che non si arrendono e che chiedono giustizia e si ritengono vittime del Decreto Salva-Banche. Il Decreto, infatti, ha stanziato copiosi fondi per salvare quattro note banche italiane, fra cui la Banca dell' Etruria e del Lazio. Il Movimento 5 Stelle e parte dell'opposizione hanno provato a sfiduciare in Parlamento il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, figlia di Pier Luigi Boschi, vicepresidente di Banca Etruria, per conflitto d'interessi. Il Parlamento ha confermato la fiducia per la Boschi che è rimasta in carica. Intanto, la protesta dei risparmiatori non si ferma. I risparmiatori sono arrabbiati con le nuove banche che proprio dopo l'ultimo consiglio di amministrazione hanno preso le distanze dai risarcimenti facendo sapere nei giorni scorsi che la competenza è della bad bank.Colpa dei risparmiatori, che non hanno saputo investire con coscienza? La verità è che ai cittadini che hanno investito in obbligazioni subordinate della Banca dell'Etruria e del Lazio nell'ottobre 2013, nessuno ha comunicato che vi fosse una probabilità pari al 62,7% di perdere la metà del capitale. Nel 2009, a un anno dallo scoppio della crisi, infuriava la retorica sulla malagestione dei prodotti finanziari e si riversava tutta la colpa sugli speculatori che avevano provocato la crisi. Ma il sistema finanziario è rimasto in piedi così com'era e le banche avevano bisogno di una decisa ricapitalizzazione dopo la fuga dei tradizionali investitori. Questo spinse le banche a proporre ai cittadini di investire in prodotti finanziari. In quel periodo la Consob intervenne eliminando l'obbligo di comunicazione degli scenari probabilistici e in seguito anche la comunicazione facoltativa degli stessi.Oggi in Italia lo scenario comprende 4 banche salvate da provvedimenti governativi, 12 banche commissariate e 35 miliardi complessivi investiti dai cittadini in obbligazioni. Sembra chiaro che le risposte che il Governo sarà costretto a dare, non riguardano solo i risparmiatori della Banca dell' Etruria: per evitare che tali scenari di ripetano, occorrerà pensare a una riforma del sistema bancario italiano.