Croce Rossa: quaranta morti in tre anni, ma i volontari non calano

23/12/2015 di Redazione
Croce Rossa: quaranta morti in tre anni, ma i volontari non calano

"Queste nuove guerre contemporanee hanno modificato anche le regole basilari che governano il soccorso ai feriti sui campi di battaglia. Un tempo si scherzava con una battuta: non si spara sulla Croce Rossa. Purtroppo oggi è diventata una tragica realtà. In appena tre anni quaranta volontari sono morti nell'area siriana proprio perché presi di mira mentre svolgevano il loro lavoro solo per spirito umanitario. Ormai non ci sono più semplici conflitti tra Stati, ma tra Stati e realtà non statuali che non solo non si sentono vincolate dalla convenzione internazionale di Ginevra per la tutela della cura dei feriti ma vedono in organizzazioni come la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, indifferentemente, un bersaglio da colpire".  Massimo Barra, il medico italiano eletto per il terzo mandato nella Commissione Permanente della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, ha raccontato il suo lavoro sul Corriere.it - è volontario da quando aveva 8 anni - e spiega cosa vuol dire soccorrere i feriti al tempo dell'Isis: "Per loro anche la Mezzaluna è un obiettivo da colpire. Ma le adesioni diminuiscono solo in Nord Europa".

Sempre più spesso riceviamo notizie da teatri di guerra che non sono più semplici conflitti tra Stati, ma tra realtà che non sentono di dover rispettare la convenzione internazionale di Ginevra per la tutela della cura dei feriti, ma vedono in organizzazioni come la Croce Rossa possibili obiettivi da colpire. Si tratta dell'Isis in Sira ma anche di realtà presenti in Algeria, in Malesia, nelle Filippine, o in Nigeria col gruppo di Boko Haram. Attacchi che rendono difficile la cura di centinaia di feriti e spesso mettono in pericolo la vita degli stessi volontari.  Nonostante gli attacchi sempre più frequenti però, il numero dei volontari disposti a operare in queste zone di conflitto non diminuisce. "Quei ragazzi - afferma Barra-, in Siria, erano dei veri eroi. Tutti molto giovani e preparati, sapevano benissimo il rischio che correvano. Ma hanno comunque voluto offrire al mondo la loro testimonianza".