Di fronte alla strage nel Mediterraneo l'Europa sceglie di chiudere gli occhi

10/12/2015 di Redazione
Di fronte alla strage nel Mediterraneo l'Europa sceglie di chiudere gli occhi

I dati denunciato dal Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Monsignor Gian Carlo Perego presentano un quadro drammatico: le vittime dei naufragi nel Mediterraneo nel 2015 sono più che raddoppiate rispetto all'anno precedente. Da 1600 del 2014 siamo passati a oltre 3200, di cui 700 sarebbero bambini. "L'Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti" sottolinea monsignor Perego. "L'operazione europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all'operazione italiana Mare Nostrum: una vergogna che pesa sulla coscienza europea". La situazione è drammatica e nulla si sta facendo per la creazione di canali umanitari in grado di evitare questo alto numero di morti. Anzi, la minaccia terroristica che viene dal sedicente Stato Islamico sta giustificando un'ulteriore stretta alle frontiere. Le associazioni umanitarie denunciano la colpevolezza e l'inedia dell'Europa di fronte all'aumentare di vittime innocenti. Una strage silenziosa che si consuma nei nostri mari e alla quale ci si rifiuta di porre rimedio. L'unica misura recente presa dall'Unione europea è stata l'introduzione del metodo hotspot in Italia e in Grecia, le frontiere marittime dell'Europa. Questo metodo, introdotto per rendere più efficaci e veloci le identificazioni, ha come fine primario quello di rendere più semplici i respingimenti, senza porsi il problema dell'accoglienza di fronte a un'emergenza che non accenna a finire.

Intanto l'Italia è finita  nel mirino della Commissione UE che ha aperto una procedura d'infrazione nei confronti di alcuni paesi per non aver raccolto e inserito nel sistema Eurodac le impronte digitali dei migranti richiedenti asilo. La Commissione europea ha confermato oggi di avere inviato all'Italia una lettera di messa in mora per la mancata applicazione del regolamento sulla registrazione dei migranti con la presa di impronte digitali (Eurodac). La lettera è il primo passaggio della procedura di infrazione. Secondo fonti europee, l'iniziativa è stata inserita nel pacchetto mensile delle infrazioni di fine anno e rappresenta sostanzialmente un "atto dovuto" a causa del "mancato rispetto" da parte dell'Italia - e non solo - di alcune delle disposizioni previste dal regolamento Eurodac.  
Intanto, la Francia e la Germania hanno scritto una lettera alla Commissione europea chiedendo interventi affinché il flusso di migranti sia ridotto. Anche se nella lettera si ribadisce il rifiuto netto a qualsiasi tentativo di confusione fra terroristi e migranti, la richiesta di una chiusura delle frontiere rientra a pieno titolo nel clima di paura che sta facendo seguito alla minaccia terroristica in Europa. La stessa Europa che, dopo gli attentati di Parigi, non mancava di sottolineare come fosse proprio il cuore multiculturale e aperto della città (e dell'Europa in seconda battuta) a essere preso di mira dalla ferocia terrorista, si appresta a fare un passo indietro in termini di apertura e accoglienza.  Anche se fin'ora ben pochi passi erano stati fatti, almeno nominalmente i governi - quello tedesco di Angela Merkel in testa - avevano riconosciuto la necessità di intervenire attivamente e che non fosse più possibile ignorare un fenomeno inarrestabile. Per la Germania, che entro fine anno stima di dover visionare circa 1 milione di domande d'asilo, come per la Francia dopo gli attentati e l'ascesa delle destre alla tornata elettorale che ha visto vittorioso lo schieramento ultranazionalista guidata dalla famiglia Le Pen, appare più comodo intervenire arrestando il flusso di migranti.
Intanto, il conflitto in Siria si inasprisce e diventa teatro d'intervento delle maggiori forze globali. Secondo i dati diffusi da Eurostat le richieste di asilo nell'Ue sono state 410 mila nel terzo trimestre, il doppio del trimestre precedente. In Italia il 7% delle richieste complessive, con un aumento del 91% rispetto al trimestre precedente. Secondo i dati diffusi dall'agenza, il numero di siriani che cercano protezione internazionale è più che triplicato rispetto al trimestre precedente, mentre è più che raddoppiato quello degli afghani e degli iracheni.
Ash Carter capo del Pentagono, ha dichiarato "la realtà è che siamo in guerra" e ha personalmente contattato i rappresentanti di 40 paesi per chiedere un maggiore contributo alla lotta contro lo Stato Islamico. Una lotta che, al di là delle finalità, continuerà a produrre altri morti e migliaia di altri profughi che si riverseranno sui confini europei, insieme ai profughi di molti altri paesi che fuggono da situazioni politiche instabili, diritti negati, catastrofi naturali. Di fronte a tutto questo l'Europa sta  scegliendo di chiudere gli occhi. E le frontiere.