Donne in Italia e in Spagna: discriminate, mal pagate e a rischio povertà

17/12/2015 di Redazione
Donne in Italia e in Spagna:  discriminate, mal pagate e a rischio povertà

Il 14 dicembre presso la sede del CESV si è svolto il seminario "il volto femminile della povertà" con la presentazione dello studio sulla povertà femminile condotto da  Cilap Eapn Italia e Eapn Spagna. Lo studio si basa su dati istituzionali e sui risultati di un questionario a cui hanno partecipato 19 donne dai 25 ai 77 anni. Le grandi trasformazioni socio-economiche degli ultimi anni hanno avuto come  conseguenza diretta la privatizzazione di alcuni servizi di base, sanitari e sociali, modificando inevitabilmente assetti gestionali e familiari di chi vive in un determinato Paese.  Il quadro che emerge dallo studio svolto in Italia e Spagna è una precarietà tutta al femminile ed un allarmante ritorno a prassi che sembravano, apparentamente, superate. Le donne sono state costrette a lasciare il lavoro o talvolta a  ridimensionare le ore lavorative per poter provvedere a quei servizi che il settore pubblico non è più in grado di garantire. Sono quindi aumentate le donne che oggi vivono una condizione lavorativa parziale e temporanea. Secondo i dati Istat il tasso di occupazione femminile è del 46,6% mentre quello maschile che tocca limiti di 64%. Questo ha serie ricadute sulle pensioni  (14.728 euro l'anno per gli uomini e 8.964 per le donne) e sulla maternità. Ad oggi solo il 18% dei bambini frequenta l'asilo nido pubblico e rispettivamente il 50% delle donne lascia il lavoro appena nasce il bambino. Dato ancora più allarmante si rileva nel momento delicato della gravidanza. Una ricerca dell'Istat del 2011 ha dimostrato che l'8,7% delle madri lavoratrici (800.000) o che hanno lavorato in passato sono state costrette a dimettersi perché incinte. Altro dato, la chiara disparità delle ore lavorative delle donne e quella degli uomini se consideriamo lavoro anche quello svolto nelle mura domestiche. Secondo il rapporto dell'OCSE "How is Life 2013", ogni donna in Italia dedica 36 ore alla settimana ai lavori domestici, mentre gli uomini non vanno oltre le 14. Sono 22 ore di differenza e si tratta del divario maggiore tra tutti i Paesi industrializzati. Anche facendo la media tra lavoro dentro e fuori casa, le donne lavorano in media 11 ore in più degli uomini.
Nel 2012, il 31,7% delle donne italiane era a rischio povertà ed esclusione sociale. Una percentuale che sale al 41% per le mamme sole. Il Semestre europeo e il piano Europa 2020 per eliminare la povertà non ha tenuto conto delle problematiche di genere che evidentemente hanno avuto un impatto importante sulla recessione di questi ultimi anni. In Spagna, dai dati del rapporto " Donne e Uomini in Spagna" dell'Istituto Nazionale di Statistica 2012 si deduce che le disuguaglianze di genere sono presenti in ogni settore della società:  le donne guadagnano circa il 22% in meno degli uomini, con un tasso di rischio di povertà del 21,3% rispetto a quello dell'uomo 20,1%. Il numero più significativo in questo caso è nel tasso di disoccupazione:  L'82,2% delle persone disoccupate è donna e non lavora occupandosi quindi della famiglia per una media di 4 ore al giorno contro le 2 ore e 32 minuti degli uomini. Ciò che risulta chiaro, dai dati, è che senza uguaglianza di genere non ci può essere crescita economica .