Hotspots: molte cose non quadrano

17/12/2015 di Redazione
Hotspots: molte cose non quadrano

Si moltiplicano le interrogazioni parlamentari in tema di pratiche di "accoglienza" riservate ai migranti e transitanti nel nostro paese. Il 9 dicembre 2015 Barbara Spinelli, deputata al parlamento europeo nel gruppo GUE/NGL, ha presentato un'interrogazione sull'hotspot di Lampedusa, con le firme di 22 eurodeputati di diversi gruppi politici, contestando le pratiche che le autorità Italiane stanno svolgendo all'interno del  centro, ufficialmente gestito dall'Unione Europea. Il 10 dicembre è stata invece depositata un'altra interrogazione parlamentare che porta la firma del presidente della Commissione Diritti Umani del senato Luigi Manconi. Questa volta nel mirino è il CPSA (Centro di Prima Accoglienza per Immigrati) di Pozzallo (Ragusa), divenuto "hotspot" solo recentemente. Le irregolarità, emerse  attraverso i report delle associazioni del territorio, Oxfarm Italia, Asgi, A Buon Diritto e Medici senza frontiere mettono in evidenza un quadro piuttosto allarmante: privazione della libertà personale dei migranti sbarcati, interviste sommarie per distinguere tra richiedenti protezione internazionale e migranti economici effettuate dal personale Frontex a persone appena sbarcate, nessuna informazione circa la possibilità di richiedere protezione internazionale, diritto previsto dalla normativa per chi arriva sulle nostre coste. La procedura hotspot, annunciata dall'Agenda Europea sull'immigrazione nel mese di Maggio e  non ancora prevista all'interno della normativa comunitaria, sembra quindi, di fatto, non funzionare. Ci risulta invece una continua violazione dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo. Assistiamo a condizioni di detenzione in strutture dove, in assenza di un provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria, gli ospiti non potrebbero esser trattenuti per più di 48 ore (Art. 13 Costituzione). Allo stesso modo, risulta violato il decreto legislativo n 142 del 2015 che nell'art. 3  specifica il dovere di informare il migrante sul diritto di accedere alle procedure di protezione dell'UNHCR o di un altro ente di tutela. Tale dovere di informazione risulta annunciato espressamente anche dagli artt. 10 e 10-bis  del decreto legislativo n. 25 del 2008 che ne prevede l'espletamento da parte della polizia, con ausilio di un interprete o di un mediatore culturale. Nelle interrogazioni  presentate viene chiesto conto al Governo e all'Europa di quanto sta avvenendo all'interno di questi centri e conseguentemente di agire in senso di legge. Niente di più normale. Intanto però la linea della Commissione Europea rimane il rafforzamento delle frontiere e l'autentica repressione con pena detentiva per coloro i quali rifiutano di essere identificati in nome dell'anti terrorismo.