Integrazione linguistica dei migranti nella capitale

10/12/2015 di Redazione
Integrazione linguistica dei migranti nella capitale

Hanno partecipato al dibattito dal titolo   "Integrazione linguistica dei migranti nella capitale: rapporti e sinergie tra le scuole pubbliche e le scuole delle associazioni di volontariato" Augusto Venanzetti,  referente area scuole popolari di FOCUS-Casa dei Diritti Sociali, Vittoria Gallina , esperta di educazione per adulti , Fiorella Farinelli, esperta di educazione per adulti nel mondo della scuola, Gianna Renzini, Dirigente scolastico  CPA5 e Raffaele Fusacchia, Ministero dell'istruzione.
Augusto Venanzetti ha aperto la tavola rotonda con una attenta panoramica storica e attuale delle scuole di italiano delle associazioni di volontariato. L'associazionismo ha iniziato ad occuparsi di integrazione linguistica per adulti stranieri nella prima metà degli anni 80 quando, mentre  la questione del  fenomeno migratorio andava  incrementandosi, l'offerta formativa delle scuole pubbliche appariva scarsa. Erano previsti dei corsi serali e il volontariato, sceso in campo a sostegno dei migranti, ha iniziato a fare corsi di italiano offrendo una scelta oraria più ampia. L'esperienza è maturata nel tempo e la prima risposta istituzionale è arrivata nel 1997 con la creazione dei CTP (centro territoriale permanente). La Casa dei Diritti Sociali nell'anno 2014-2015 ha accolto 1300 studenti in riferimento al  corso di lingua italiana livello A1 di cui circa 80 ha conseguito il corso di livello A2.  La CDS agisce principalmente su due campi di integrazione linguistica: la scuola per adulti (presso Via Giolitti N 241) e il sostegno linguistico dei minori stranieri nelle scuole dell'obbligo. Caratteristica fondamentale dell'offerta formativa è dare la possibilità, attraverso l'apprendimento della lingua italiana ma non solo, di far relazionare il migrante con la società e permettergli l'accesso ai servizi di base. Altra caratteristica dell'offerta formativa di FOCUS è la flessibilità (in riferimento ad orari e strutturazione del corso) per facilitare l'accesso ai corsi degli utenti e arricchire le attività didattiche con attività interculturali (laboratorio di cucito, teatro, passeggiate per conoscere il quartiere). Nel 2010 due decreti governativi hanno stabilito l'obbligo per il migrante della conoscenza dell'italiano al fine dell'ottenimento de i titoli di soggiorno. Lo straniero deve dimostrare la conoscenza dell'italiano di livello A2. A Roma, il dato stabile degli ultimi anni è che il volontariato si fa carico di circa il 60% dell'offerta formativa, 20 mila persone intercettate a Roma per i corsi per adulti di cui circa 8mila sono intercettati  dai CTP e 11mila e 500 dal volontariato. L'offerta formativa rimane tutt'oggi però insufficiente a coprire la richiesta che, la ricerca  IDOS stima di circa 30mila persone. Con le nuove leggi si è assistito ad una convergenza di valutazioni di più soggetti: ministero Istruzione, ministero dell'Interno, Regione Lazio, provincia di Roma e durante  un convegno promosso da rete scuole migranti e Ufficio Scolastico Regionale  si stabilì, per fare fronte ai decreti, una forma di collegamento per cui venivano validati i corsi coordinati del volontariato.  Oggi gli attuali CPIA (Centro Provinciale per Istruzione degli Adulti) , ex CTP,  non hanno intenzione di rinnovare i corsi combinati con l'eccezione di due istituti nel Lazio, quello di Roma, CPA5 e  quello di Formia. L'esclusione delle scuole di volontariato dovrebbe prevedere quindi la capacità da parte dei CPIA di sostenere la domanda che, considerando anche l'obbligatorietà dei decreti, rischia di non riuscire a garantire per tutti gli immigrati l'accesso ai corsi. La percezione è che negli ultimi anni ci sia una ridotta attenzione verso il problema dell' integrazione linguistica e si sia spostato l'asso di attenzione. Le associazioni che operano in questo campo  nella rete  sono 20 e CDS opera in 11 municipi a Roma. I dati del MIUR rispetto alla situazione dei minori sono allarmanti  in quanto altamente negativi: alto livello di abbandoni in ogni grado scolastico, ritardi e bocciature (circa il 30 % dei studenti minori stranieri). Questo denota che l'integrazione scolastica dei minori non funziona nei migliori dei modi. Le linee guida, pubblicate nel febbraio 2014, per integrazione degli alunni stranieri avevano stabilito un programma interessante che inseriva anche la questione dell'integrazione linguistica con un programma che stabiliva 3 mesi di corso spalmati in 2 ore al giorno di assistenza. Nota positiva giunge  dall'ufficio scolastico attraverso la proposta della Rete Scuole Migranti della costituzione di un comitato/osservatorio  per monitorare, verificare gli andamenti ed essere riferimento rispetto ad un sistema pianificato relativo all'integrazione linguistica. Sarà elaborata nella rete anche una "Convenzione Tipo" per fare in modo che l'intervento nella scuola segua un metodo, sistema di riferimento e di confronto in cui siano chiari gli obiettivi e le finalità del lavoro che si svolge nelle scuole. Secondo intervento quello di Vittoria Gallina, esperta di educazione per adultiche sottolinea l'importanza dell'utilizzo dei termini "integrazione" ed "interazione".La parola "integrazione" nasconde un elemento di delegittimazione del lavoro quotidiano di chi lavora nel settore. Per non costruire una dimensione concettuale nel quale lo straniero è colui il quale deve essere inserito in modo conforme in una società, si dovrebbe cominciare a ragionare su una comunità flessibile in grado di includere anche il diverso. Il dato che il diritto da parte dello straniero di poter accedere all'insegnamento della lingua italiana si sia trasformato  in obbligo nel 2010, con i decreti sopra citati, ha delle conseguenze fondamentali. Il diritto viene trasformato in obbligatorietà non per il soggetto che dovrebbe garantire determinati diritti (lo Stato) ma per colui che dovrebbe goderne. L'Europa  si è dotata di uno strumento che consiste in una piattaforma elettronica per tutte le attività dell'istruzione degli adulti in Europa (EPALE) all'interno  della quale vi è un ampia realtà di associazioni che tradizionalmente ha svolto attività di educazione degli adulti. Il progetto  EPALE Italia ha proposto per il prossimo anno un seminario relativo ai CPIA, occasione in cui si tenta di riportare all'attenzione una serie di problemi che riguardano gli adulti, i minori e in particolare a domandarsi  cosa può fare la scuola in questo momento storico. Il passaggio da strutture che avevano un riferimento all'elemento dell'educazione  territoriale (CTP) allo spostamento dell'asse di ragionamento all'interno del sistema dell'istruzione (CPIA) ha portato ad un forte allontanamento dal territorio limitando, di fatto, i processi educativi all'istruzione. L'istruzione dovrebbe rappresentare una parte del processo che,  per essere "educativo" , deve prevedere  una fase di accoglienza per adulti con altre realtà di supporto al soggetto che ha la titolarità di dare l'istruzione. Esiste l'esigenza di una flessibilità di proposte educative aldilà delle linee guida che, seppur fondamentali al fine di normare alcuni aspetti, non possono rappresentare però  un limite normativo ad una realtà che presenta molteplici esigenze e strategie d'azione. La associazioni oggi riescono a presentare un offerta formativa flessibile mentre la scuola rimane ferma al modello della scuola del mattino. La  legge 107, nel paragrafo riguardante  il settore  dell'educazione degli adulti, prevede un momento di osservazione dell'operato di tre anni. Si dovrà poi attendere il monitoraggio di "Indire" e, dai risultati, si potrà prevedere quale piano attuare. Gianna Renzini,direttrice CPIA 5interviene chiarendo che il CPIA 5 di Roma è in realtà l'accorpamento di tre CTP, parti di scuole autonome all'interno di istituti comprensivi. Il passaggio dai CTP a CPIA ha spostato l'asse di attenzione. Ad oggi all'interno dei  CPIA ci si occupa dell'innalzamento del livello medio di istruzione della popolazione adulta che in questo momento vede 29 milioni di cittadini senza diploma di scuola media superiore. Questa legge viene pensata per tutti, soprattutto per cittadini italiani. Il CTP  si trasforma in CPIA con un accordo di rete per garantire una formazione verticale (alfabetizzazione- diploma superiore) con istituti serali che rimangono incardinati in istituti superiori.  (legge 126 DPR 263 anno 2012). La ricchezza dell'offerta del CPIA è che si rivolge a tutti seppur in assenza di un adeguata pubblicizzazione rivolta ai cittadini adulti italiani. Assenza che rischia di mettere a rischio l'obiettivo stesso dei CPIA ovvero, arrivare alla fascia di popolazione per cui la legge è pensata. Nel Lazio esistono 12 CPIA e in Italia se ne contano 126. Nel Lazio si è  partiti con i CPIA in seconda battuta, (1 Settembre anno scolastico 2014-2015) mentre in altre Regioni (Lombardia, Puglia, Emilia Romagna) sono partiti lo scorso anno. L 'integrazione rappresenta una priorità dei CPIA ed una particolare attenzione va all'alternanza scuola-lavoro e  la formazione professionale. Dal punto di vista dei migranti l'aiuto delle associazione è indispensabile all'interno dei CPIA ma, quello che manca, è avere la stessa attenzione, dal punto di vista istituzionale, per i cittadini italiani. Vi è l'esigenza di un tavolo di raccordo di tutta l'istruzione per cittadini in difficoltà (cassaintegrati-disoccupati) che dovrebbero essere informati della possibilità di poter fare formazione al fine di essere re integrati all'interno del mondo del lavoro. Interviene quindi la Dott. Fiorella Farinelli, esperta di educazione per adulti nel mondo della scuola che registra un forte incidenza della componente giovane straniera che stenta però ad avere un percorso di formazione regolare causate da assenze di politiche gratuite di informazione e che mirano all'inserimento.  Un società che non accoglie è una società poco lungimirante. La dott. Farinelli riporta alcuni dati interessanti: nella scuola sono circa 810 mila gli studenti stranieri, 52% coloro che nell'ultimo anno sono nati i in Italia di cui il  16% in ritardo scolastico alla scuola elementare, 37% nella scuola media e oltre il  67% in ritardo nella scuola secondaria superiore. Viene quindi evidenziata un'evasione preoccupante dell'obbligo scolastico. I dati Istat dimostrano che circa il 50% dei ragazzi stranieri che frequentano materna-primaria e media non proseguono gli studi. Esiste una compresenza reale tra i partecipanti dei corsi coordinati  di coloro che sono analfabeti, già nel loro paese d'origine e coloro che sono laureati, dotati di competenze linguistiche e professionali , che attendono riconoscimento del titolo di studio. Ultimo intervento quello di Raffaele Fusacchia, MIUR, cheesprime l'esigenza  di un cambio di rotta da parte delle scuole dell'obbligo attuabile attraverso l'organizzazione e la messa a punto di interventi finalizzati ad una maggiore flessibilità ed autonomia della governance scolastica prevedendo un aggiornamento di impianto valutativo e la personalizzazione dei curricula degli studenti.Il dibattito si è concluso nel segno di aspettative e intenzioni comuni nella visione dei vari relatori. Il duplice fine dell'integrazione e dell'interazione è stato esaltato quale priorità, ed inquadrato nell'ambito di un ottimale inserimento in società per quei cittadini stranieri che, se sostenuti e valorizzati, possono costituire una fonte di linfa vitale per l'Italia.