Istat: la crisi colpisce più gli stranieri degli italiani

30/12/2015 di Redazione
Istat: la crisi colpisce più gli stranieri degli italiani

L'Istat ha presentato nei giorni scorsi i risultati della "Rilevazione sulle forze di lavoro" in Italia contenute nell'approfondimento tematico "sull'integrazione di stranieri e naturalizzati nel mercato del lavoro". I dati si riferiscono al secondo trimestre del 2014 e presentano contenuti nuovi rispetto al rilevamento precedente, realizzato nel 2008. Gli stranieri in Italia rappresentano  l'8,6% della popolazione residente fra i 15 e i 74 anni, i naturalizzati italiani l'1,3%. Il principale motivo della migrazione nel nostro Paese è la ricerca di un lavoro per il 57% degli stranieri e per circa un terzo dei naturalizzati. Seguono le ragioni legate ad aspetti familiari (39%), che rappresentano la spinta principale tra le donne (si può spiegare questa tendenza con il "ri-congiungimento" con familiari già partiti). A ben guardare i dati della rilevazione, si può notare come il tasso di occupazione fra gli stranieri abbia subìto una forte contrazione negli anni della crisi, diminuendo del 6,3%. Una percentuale molto più alta rispetto a quella dei naturalizzati e degli italiani dalla nascita, che perdono rispettivamente il 3% e il 3,3%. E il tasso di disoccupazione degli stranieri è quasi raddoppiato nel 2014, crescendo del 7,1%. Dal 2008 al 2014 il tasso di occupazione degli stranieri ha subìto una contrazione di 6,3 punti, molto più accentuata rispetto a quella dei naturalizzati e degli italiani dalla nascita (-3,0 e -3,3 punti, rispettivamente). Al contempo, il tasso di disoccupazione degli stranieri è quasi raddoppiato rispetto a sei anni prima (+7,1 punti rispetto a +5,2 per gli italiani dalla nascita). La crisi ha prodotto gli effetti più negativi sui marocchini, prevalentemente occupati nell'industria e nel commercio: il loro tasso di occupazione è sceso di oltre 17 punti. Poi ci sono i bengalesi, impiegati negli alberghi e ristorazione (-10 punti) e indiani, albanesi e rumeni, occupati anch'essi nell'industria. Una maggiore tenuta si è registrata tra i cinesi, dove prevalgono il lavoro indipendente e le attività commerciali: il loro tasso di occupazione è sceso di appena 1,2 punti, mentre la disoccupazione è al 5%. Tra i marocchini, e gli albanesi è, rispettivamente, al 29,7 e al 19%.Fra gli occupati, sono quasi il 60% coloro che hanno trovato un impiego grazie al sostegno della rete informale di parenti, conoscenti e amici, a fronte del 38% dei naturalizzati e del 25% fra gli italiani. Molto marcata è la mancata corrispondenza tra il titolo di studio e l'occupazione, e l'over-education, un eccesso di istruzione rispetto alle mansioni effettivamente svolte. Questo duplice fenomeno è aumentato negli anni della crisi sia tra i diplomati che i laureati di nazionalità italiana. L'Istat registra la sua diffusione anche tra i lavoratori, e soprattutto le lavoratrici straniere. Il 29,9% degli occupati stranieri fra i 15 e i 74 anni dichiara di svolgere un lavoro poco qualificato rispetto al titolo di studio conseguito e alle competenze professionali acquisite, percentuale che scende al 23,6% tra i naturalizzati e all'11,5% tra gli italiani. Il lavoro poco qualificato riguarda soprattutto le donne: un fenomeno che interesserebbe una lavoratrice straniera ogni quattro. Le più penalizzate sarebbero quello provenienti da Polonia, Ucraina, Filippine, Perù, Moldavia e Romania. Non essere italiano dalla nascita rappresenta un ostacolo per trovare un lavoro, o un lavoro adeguato, per il 36,2% degli stranieri e il 22% dei naturalizzati. Se in molti casi, circa il 22%, le difficoltà a trovare un lavoro adeguato alle proprie qualifiche deriva dagli ostacoli burocratici per il riconoscimento in Italia dei titoli di studio conseguiti all'estero, nel 33% dei casi è invece la scarsa conoscenza della lingua italiana a pregiudicare le possibilità di trovare un impiego confacente alla formazione dei lavoratori stranieri. Il 22,1% del campione intervistato ha invece ravvisato in ragioni socio-culturali le cause delle difficoltà a trovare un impiego adeguato. A differenza degli italiani, tra gli stranieri la mancata corrispondenza tra livello di qualifica del lavoro svolto e la formazione acquisita diminuisce solo lievemente al crescere dell'anzianità lavorativa e anagrafica. Per l'Istat questo indica scarse opportunità di mobilità occupazionale e di progressioni di carriera. Solo il 29,6% dei lavoratori stranieri con un'anzianità lavorativa di oltre 10 anni e il 34,9% degli occupati over 55enni si percepisce sovraqualificato, percentuali che scendono al 10,6% e all'8,0% per gli italiani di nascita.