L’Italia delle disuguaglianze

30/12/2015 di Redazione
L’Italia delle disuguaglianze

Un'Italia con un basso tasso di natalità, con una forte e stagnante disoccupazione e con gli anziani sempre più al lavoro per effetto dell'allungamento dell'età pensionabile. È quanto si legge in Come siamo cambiati. Gli italiani e la crisi, di Roberta Carlini per Laterza, un libro inchiesta che fotografa l'Italia di oggi e riflette sui cambiamenti che attenderanno l'Italia di domani.  Nell'Italia che chiede - senza risposte concrete della politica - un salto in avanti nel riconoscimento delle unioni civili, la realtà è che i trentenni disoccupati o precari continuano a vivere nelle famiglie d'origine. Famiglie che tendono ad allargare sempre più il proprio nucleo, includendo nonni e nipoti. L'invecchiamento della popolazione è spesso argomento abusato per giustificare le riforme sull'età pensionabile. Ma nel dibattito pubblico non si tiene conto delle condizioni disastrose del mercato del lavoro e della difficoltà dei trentenni di oggi non solo a trovare un impiego qualsiasi o all'altezza delle loro qualifiche, ma anche a ricevere adeguate remunerazioni e condizioni di stabilità. Da più parti, questa generazione di giovani adulti è oggetto di critiche, ma poco si indaga sulle condizioni complessive che ne determinano le scelte. A cominciare, per esempio, dal sensibile calo delle immatricolazioni all'università: un fenomeno che riguarda sicuramente le minori capacità delle famiglie di sostenere i costi della formazione, ma anche una certa e diffusa disillusione nei confronti del mercato del lavoro e degli investimenti da fare per garantirsi un futuro migliore. La maggior parte delle rinunce e delle mancate iscrizioni riguarda, infatti, i giovani proveniente dal Sud Italia, dopo i salari medi sono i più bassi del Paese. Oltre alla contrazione del reddito delle famiglie, la conseguenza di questi anni di crisi economica è stata anche la perdita sensibile di occupati adulti maschi: l'occupazione maschile è diminuita complessivamente di un milione di unità tra il 2008 e il 2014 e il divario di genere fra gli occupati si è ridotto, ma con condizioni al ribasso. Soprattutto dopo il 2012, i nuovi posti di lavoro per le donne hanno riguardato soprattutto le professioni non qualificate e nei servizi, in condizioni di precarietà. Alcune famiglie che vivevano del "tradizionale" impianto dell'uomo lavoratore e della donna casalinga, hanno visto messo in discussione il proprio assetto in seguito alla perdita del lavoro del "capofamiglia".  La minore disponibilità economica ha comportato anche una contrazione dei consumi per tutte le fasce di reddito medio basse, ma che per quelle più basse rischia di sfiorare la deprivazione alimentare.  Dall'indagine di Roberta Carlini emerge il ritratto di una società impoverita. Se le disuguaglianze in Italia, soprattutto fra Nord e Sud, hanno radici molto lontane, con la crisi si sono notevolmente rafforzate. Nel 2014, il 5% delle famiglie più ricche detengono oltre il 35% della ricchezza privata totale. Il 20% più povero non detiene nulla se non il rischio di povertà futuro. La realtà del lavoro è quella del lavoro povero e sottopagato: la ricchezza media dei trentenni di oggi è circa la metà rispetto a quella dei trentenni di ieri. Nessuna Riforma del lavoro è andata nella direzione giusta per risolvere questo gap. La retribuzione, soprattutto dei giovani, è sempre più bassa e la precarietà è sempre più istituzionalizzata come forma privilegiata a favore dell'annunciata ripresa che stenta ad arrivare.