Quasi 60 milioni di rifugiati nel mondo, ma 9 su 10 restano nei paesi più poveri

30/12/2015 di Redazione
Quasi 60 milioni di rifugiati nel mondo, ma 9 su 10 restano nei paesi più poveri

Guerra, conflitti, persecuzioni, cambiamenti climatici: sono queste le principali cause che costringono milioni di persone ad abbandonare le proprie case e fuggire in altri paesi. I numeri delle migrazioni sono oggi ai massimi livelli mai registrati e in rapida accelerazione. È quanto emerge dal Rapporto annuale "Global Trends" dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), pubblicato in questi giorni. Il Rapporto riporta una forte escalation del numero di persone costrette a fuggire dalle loro case, con 59,5 milioni di migranti forzati alla fine del 2014 rispetto ai 51,2 milioni di un anno prima e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. L'incremento rispetto al 2013 è stato il più alto mai registrato in un solo anno. La prima forte accelerazione è iniziata nei primi mesi del 2011, allo scoppio della guerra in Siria, diventata la principale causa di migrazione forzata a livello mondiale. Nel 2014, le persone richiedenti asilo e rifugiate sono state in media 42.500 ogni giorno, un aumento di quattro volte in soli quattro anni. Oggi si stima che al mondo una persona ogni 122 sia un rifugiato, uno sfollato interno o un richiedente asilo. Se i 59,5 milioni di migranti forzati nel mondo componessero una nazione, sarebbe la  ventiquattresima al mondo per numero di abitanti. Stando al Rapporto, l'aumento di rifugiati e sfollati interni sarebbe in aumento in tutte le regioni del mondo. Negli ultimi cinque anni, sono scoppiati o si sono riattivati almeno 15 conflitti: otto in Africa (Costa d'Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest'anno Burundi); tre in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen); uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, e diverse aree del Myanmar e del Pakistan). Solo poche di queste crisi possono dirsi risolte e la maggior parte di esse continuano a generare nuovi esodi forzati. Nel 2014 solamente 126.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro paesi d'origine, il numero più basso in 31 anni. Permangono da decenni, invece, le condizioni di instabilità in altri luoghi "caldi" del pianeta: in Afghanistan, Somalia e in altri paesi. Di conseguenza, restano costanti le migrazioni da questi paesi.  La drammatica conseguenza del permanere di questi conflitti e dell'insorgere di nuovi, è la crescita del numero di rifugiati che decide di intraprendere pericolosi viaggi in mare, che spesso di concludono in tragici naufragi. Solo nel 2014 ci sono stati quasi 14 milioni di nuovi migranti, quattro volte il numero del 2010. 19,5 milioni di rifugiati a livello mondiale, 38 milioni di sfollati interni nel proprio paese e quasi 2 milioni di persone in attesa dell'esito delle domande di asilo. La metà dei rifugiati a livello mondiale sono bambini. È la Siria il paese col maggior numero sia di sfollati interni che di rifugiati, che sono rispettivamente 7,6 milioni e 3 milioni e 800 mila alla fine del 2014. Seguono l'Afghanistan e la Somalia. A livello mondiale, la distribuzione dei rifugiati è fortemente sbilanciata: maggiore è la presenza nelle nazioni meno ricche, a dispetto della retorica allarmista che grida all'invasione, soprattutto in Europa. Quasi 9 rifugiati su 10 (86 per cento) si trovavano in regioni e paesi considerati economicamente meno sviluppati. Più di un quarto di tutti i rifugiati erano collocati in paesi che si trovavano classificati nella lista delle Nazioni Meno Sviluppate, compilata dalle Nazioni Unite. Il deflagrare del conflitto in Ucraina e l'inasprirsi della guerra siriana, con la minaccia del terrorismo jihadista che ha toccato l'Europa, hanno contribuito a ravvivare l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema dell'immigrazione. Alla fine del 2014 il numero di migranti in Europa ha raggiunto i 6,7 milioni, più di due milioni in più rispetto all'anno precedente. Nell'Unione Europea, i paesi che hanno ricevuto il maggior numero di domande di asilo sono stati la Germania e la Svezia. La Germania ha stimato di aver toccato quasi la quota di un milione di richieste d'asilo nel 2015. La Regione con il maggior numero di sfollati interni resta il Medio Oriente, a causa delle tante crisi politiche e i conflitti in corso.  Si è aggravata la situazione anche nel Nord Africa con il conflitto in Libia e nel Centrafrica, i conflitti fra Repubblica Centrafricana, il Sud Sudan, la Nigeria, la Repubblica Democratica del Congo e altri. Complessivamente, in Africa sub-sahariana si sono contati 3,7 milioni di rifugiati e 11,4 milioni di sfollati interni, 4,5 milioni dei quali nuovi sfollati nel 2014.  Anche il numero di rifugiati e sfollati interni in Asia è cresciuto del 31% nel 2014, raggiungendo i 9 milioni di persone. Nel 2014 si è anche assistito a continue migrazioni forzate in e dal Myanmar, compresi i Rohingya in fuga dallo stato di Rakhine e nelle regioni di Kachin e di Northern Shan. L'Iran e il Pakistan continuano ad essere due tra i primi quattro paesi che accolgono rifugiati a livello mondiale. L'aumento complessivo del numero di rifugiati non esclude le Americhe. La Colombia ha continuato ad avere 6 milioni di rifugiati interni, a causa della violenza delle bande o di altre forme di persecuzione. Negli Stati Uniti le richieste d'asilo da parte di persone provenienti dal centro America sono aumentate del 44% nel 2014 rispetto al 2013. I numeri del Global Trends dell'UNHCR presentano un mondo di persone, loro malgrado, in movimento con una tendenza che non accenna ad arrestarsi, bensì a crescere. Elementi di riflessione che sono tanto più attuali se si pensa alla crescita dei movimenti nazionalisti e xenofobi, a partire dall'Europa. Non si sbaglia di molto se si pensa che saranno le migrazioni a determinare gli sviluppi politici del mondo globalizzato del prossimo futuro: se in chiave multiculturale e di apertura, o di guerra fra popoli, sarà conseguenza delle scelte politiche degli Stati e dei Governi e della capacità della società civile di dare una spinta positiva verso la costruzione di una società globale che non lasci nessuno escluso.

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