Reporter senza frontiere: 110 reporter uccisi nel 2015

30/12/2015 di Redazione
Reporter senza frontiere: 110 reporter uccisi nel 2015

Sono 110 i reporter uccisi nel 2015, secondo l'ultimo dossier dell'organizzazione non governativa Reporter senza frontiere (RSF) che negli ultimi 20 anni si occupa del tema della sicurezza dei giornalisti. RSF condanna incapacità di proteggere i giornalisti, chiede una risposta per affrontare  l'emergenza. Nel 2014 almeno due terzi delle vittime si trovavano in zone di conflitto, con la "discriminante" ,se cosi si può definire, di un rischio assunto con consapevolezza ma nel 2015 i dati sono allarmanti: 67 dei 110 giornalisti uccisi, hanno pagato con la vita per le inchieste che portavano avanti o per il lavoro di reportage pubblicato in zone di pace. I numeri dal 2005 sono di 787 giornalisti uccisi. Questa situazione preoccupante è in gran parte attribuibile alla violenza deliberata contro i giornalisti ed è indicativo del fallimento delle iniziative finora adottate per proteggere il personale dei media. Dopo l'attacco al settimanale satirico Charlie Hebdo il 7 Gennaio scorso, tra i paesi  più pericolosi nel 2015 troviamo la Francia al terzo posto, dopo la Siria e Iraq. Oltre ai cronisti uccisi, è altissimo il numero di reporter rapiti e tenuti in ostaggio (54) ed ancora più alto quello dei reporter in prigione per aver svolto il loro lavoro in Cina, Egitto, Eritrea, Iraq e Turchia. Emerge l'urgenza di un meccanismo specifico di far rispettare il diritto internazionale sulla protezione dei giornalisti. Avanzata l'ipotesi di una figura, un  rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la sicurezza dei giornalisti. Intanto, in attesa di nuovi sviluppi sulla questione, RSF il 15 dicembre ha pubblicato una versione rivista e modificata della sua Guida alla sicurezza per i giornalisti, in collaborazione con l'UNESCO.