Targa e Bollo per le bici nel nuovo codice? la rivolta dei ciclisti

02/12/2015 di Redazione
Targa e Bollo per le bici nel nuovo codice?  la rivolta dei ciclisti

Ciclisti italiani in rivolta al grido di #labicinonsitocca su tutti i social  in seguito all'emendamento  al ddl di modifica del Codice della strada, presentato il 25 novembre alla commissione dal senatore PD Marco Filippi che prevede, se approvato, "la definizione, nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un'idonea tariffa per i proprietari […] delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuando criteri e modalità d'identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale". Lessico ambiguo quello che appare nell'emendamento. Il tema dell'identificazione del mezzo a due ruote non viene specificato secondo quale modalità, non distingue fini privati e commerciali e non chiarisce cosa si intende per quella che viene definita "idonea tariffa". Per quanto non si faccia esplicitamente riferimento al concetto di targa e bollo all'interno della proposta di legge, resta difficile interpretare in modo diverso il concetto di "idonea tariffa per i proprietari delle biciclette" (bollo) e "modalità di identificazione delle biciclette stesse" (targa). Dopo la diffusione della notizia, è stata immediata la reazione dei ciclisti che hanno invaso la rete di messaggi di protesta allo stesso senatore che ha proposto la modifica. Poco convincenti sono state poi le chiarificazioni di Filippi che ha cercato di spiegare su Twitter la sua versione dei fatti: Si tratterebbe di assegnare un numero di telaio, la cui marchiatura è un servizio che molti comuni offrono gratuitamente, per cercare di contrastare il mercato parallelo della ricettazione e chiarisce che la tariffa non verrà applicata ai ciclisti comuni ma solo ai veicoli a pedali adibiti a trasporto di merci e persone per attività commerciali, ad esempio i risciò o simili.Ad oggi risulta chiaro che le automobili, un tempo miraggio di fuga e libertà, si sono rivelate nocive ed infestanti su diversi profili: Impatto ambientale, acustico e nella, non più sostenibile, mobilità urbana. Tante la associazioni e i comitati, tra coloro che sono sul piede di guerra in questi giorni, che chiedono da tempo una politica che ripensi drasticamente all'organizzazione della mobilità e che dia una crescita ciclistica del nostro paese (ultimo in Europa insieme alla Grecia) e, di conseguenza, il ritiro dell'emendamento 2.13 dal ddl 1638, di modifica del Codice della strada.

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