“Lezioni di parità” per i migranti

21/01/2016 di Redazione
“Lezioni di parità” per i migranti

Dopo le aggressioni che si sono verificate a Colonia durante la notte di Capodanno, il dibattito sui media europei ha assunto sfumature fosche. La difesa unanime delle donne molestate ha assunto in molti casi toni da maschilismo patriottico: "non violenterete le nostre donne", fino a pesanti affermazioni che vedrebbero nella religione islamica la matrice di una cultura universalmente maschilista e pericolosa. Che esista un bagaglio personale e culturale di relazioni e modi di vivere che rende diversi gli stili di vita, i comportamenti in società fra un sedicente mondo occidentale e orientale, è un'affermazione che a colpo d'occhio sembra veritiera se pensiamo a quei regimi che utilizzano l'elemento della religione islamica per legiferare a danno della libertà delle donne.
In un centro per rifugiati nell'area di Sandnes e Stavenger, nell'Ovest della Norvegia, si sono tenute vere e proprie lezioni di parità di genere. Seduti in circolo per ore,  i rifugiati provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente ha ricevuto lezioni di introduzione ai costumi locali e al rapporto fra i sessi. La Norvegia è il primo paese in Europa che ha attuato questa sperimentazione, con lezioni volontarie della durata di 5 ore. Le sperimentazioni sono partite nel 2013 e il governo ne sta valutando l'efficacia. Alcuni rifugiati, intervistati dal New York Times, hanno dichiarato di aver trovato utili le lezioni per orientarsi in una società dai consumi spesso diversi da quella di provenienza.
Anche in Germania si sta pensando di seguire l'esempio della Norvegia. La Baviera ha già messo in campo da molto tempo questa sperimentazione, che presto arriverà anche in Austria.
Per evitare di stigmatizzare gli stranieri come potenziali stupratori, nei manuali di Hero i comportamenti da non imitare sono quelli del personaggio norvegese Arno, mentre il personaggio di Hassan, il ragazzo immigrato, è descritto come una persona per bene, "onesto e amato".
Un'iniziativa indubbiamente utile per chi si trova improvvisamente in un contesto di usi, costumi e abitudini diversi da quelli del paese di provenienza, ma anche parte di un discorso scivoloso. A partire dai fatti di Colonia nel dibattito pubblico si è spesso confuso il sessismo con il razzismo, individuando come nemici delle donne alcuni uomini e non altri. In particolare quelli provenienti da contesti in cui i diritti delle donne sono ancora indietro rispetto ad alcune conquiste che esse hanno ottenuto in Europa sotto la spinta dei movimenti femministi. Diritti che non sono ancora del tutto acquisiti o che continuano a scontrarsi con una mentalità ancora maschilista. Per esempio, in Germania la legge che punisce le violenze sessuali non fa alcun riferimento al consenso. Grazie a questa ambigua omissione, in moltissimi casi i processi per molestie si sono conclusi in un nulla di fatto. In Spagna il diritto all'aborto non esiste e in Italia la legge 194 che sancisce il diritto di una donna a interrompere la gravidanza è ancora sotto attacco. Una legge che è sopravvissuta col 70% dei voti al tentativo di abrogazione del Movimento per la vita che nel 1981 indisse un referendum, ma che ancora oggi vede difficile applicazione: si stima infatti che oltre il 90% dei medici negli ospedali pubblici siano obiettori di coscienza. E l'obiezione di coscienza è giustificata da un motivo religioso. Un'educazione al rispetto è necessaria, ma è necessaria per tutti, al di là della nazionalità, dell'età, della provenienza e della religione.